Fratture neoscolastiche. Gemelli vs. Przywara e Zamboni
If for the German Jesuit Erich Przywara and the native Verona priest Giuseppe Zamboni a dialogue between Thomas Aquinas and Immanuel Kant was possible, for Agostino Gemelli such a prospect was instead unacceptable. For this reason, the rector of the Catholic University of Milan denounced the works of the two neo-scholastic scholars to the Holy Office, claiming for himself and the “scuola di Milano” the orthodox interpretation of Aquinas. Through unpublished material from the Archives of the Dicastery for the Doctrine of Faith it is now possible to deepen some aspects of the intra-Catholic cultural debate of the 1930s and especially one of the events that most marked the history of the Catholic University: the expulsion of Professor Zamboni.
Nel 1982 Gustavo Bontadini tratteggiava il profilo del fondatore dell’Università Cattolica di Milano, padre Agostino Gemelli, ripercorrendone le tappe fondamentali della multiforme attività. Alla ricostruzione biografica, il celebre filosofo univa anche significativi giudizi su alcuni aspetti del rettorato gemelliano osservando, ad esempio, che se all’inizio dell’«età eroica» l’ambiente culturale dell’ateneo si era contraddistinto per il particolare dinamismo, «col passare degli anni l’apertura andò man mano riducendosi». Dappresso a questo primo rilievo Bontadini faceva notare che nel corso degli anni Trenta il panorama filosofico italiano era stato segnato da interessanti mutazioni dovute per lo più alle conversioni di molti filosofi lontani dalla metafisica tomistica. Se le scelte compiute da questi convertiti erano state positivamente accolte dall’autorità ecclesiastica romana, di tutt’altro avviso erano stati i neoscolastici milanesi guidati daGemelli, i quali ritenevano il loro progetto culturale non solo il programma per antonomasia del cattolicesimo italiano, ma pure lo strumento primario di ricattolicizzazione dell’Italia fascista e postconcordataria. Il confronto dunque con gli altri indirizzi presenti nella galassia cattolica andò sempre più scemando, tanto che, per riprendere Bontadini, «si produsse, sotto l’egida di Gemelli, una ancor più stretta chiusura». Per esemplificare siffatta affermazione il filosofo rinviava all’allontanamento dalla Cattolica del sacerdote veronese Giuseppe Zamboni, reo di aver proposto agli studenti una teoria filosofica deviante rispetto al tomismo ufficiale professato dal rettore e dagli altri filosofi dell’ateneo milanese. Le reali motivazioni, concludeva lo studioso, erano state però altre, vale a dire l’inconciliabilità della visione di monsignor Zamboni, il quale richiedeva agli studenti di indossare «un abito di radicale criticità», con quella, ad esempio, di monsignor Francesco Olgiati più incline ad intendere lo studio della filosofia «in funzione strumentale».
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