I manifesti del Partito comunista italiano della Fondazione Gramsci: tipologia, conservazione e valorizzazione
La Fondazione Gramsci nasce nel 1950, e contestualmente viene istituito il suo archivio storico. Dal primo progetto della Fondazione, approvato dalla segreteria del Partito comunista italiano[1] nel 1948, venne riconosciuta all’attività di recupero e conservazione dei documenti d’archivio un ruolo fondamentale per la vita dell’Istituto; il recupero della documentazione, attinente alla storia del movimento operaio e del Pci, iniziò dai primi anni Cinquanta. Oggi l’archivio conserva 190 fondi che misurano 2.175 metri lineari. Ne fanno parte, tra gli altri, l’archivio di Antonio Gramsci, con gli autografi delle lettere dal carcere e dei quaderni del carcere, l’archivio del Pci (1921-1991), gli archivi dei segretari e dei principali dirigenti nazionali, gli archivi delle Brigate Garibaldi, della Direzione Nord e della Direzione Napoli del Pci, costituite durante la guerra di Liberazione. La Fondazione conserva inoltre gli archivi del Partito socialista di unità proletaria (1964-1972), del Partito democratico della sinistra (1991-1998), dei Democratici di sinistra (1998-2007) e dell’Associazione ricreativa e culturale italiana (1957-2004),[2] nonché gli archivi di personalità della cultura italiana del Novecento.
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