Antonio da Gama de Padua

Investimenti immobiliari e proprietà portoghesi a Roma tra il XVII e il XVIII secolo. Antonio da Gama de Padua: la residenza in via del Corso, la vigna sulla via Salaria

ABSTRACT

L’articolo ha per oggetto la figura di Antonio da Gama de Padua, banchiere e uomo d’affari portoghese, morto a Roma nel 1705, dove si era trasferito nella seconda metà del XVII secolo. Come molti suoi connazionali giunti a Roma tra la metà del XVI secolo e l’inizio del secolo successivo, Antonio da Gama de Padua appartiene ad una famiglia di ebrei convertiti al cattolicesimo, che attraverso i loro commerci e una fitta rete di relazioni riescono ad inserirsi a tutti i livelli nell’ambito della società romana, riuscendo ad avere anche stretti rapporti con la corte pontificia. Attraverso i documenti d’archivio, tra cui l’Inventario post mortem dei beni di Antonio da Gama, è stato possibile descrivere in parte le sue residenze romane, tra cui una vigna con casino e giardino sulla via Salaria, acquistata nel 1701, e successivamente inglobata nella villa Gangalandi. Per quanto riguarda la sua abitazione, questa era situata in via del Corso, al piano nobile del palazzo costruito da Giacinto del Bufalo nella seconda metà del ‘600. Dall’analisi dell’Inventario è stato possibile non solo stabilire l’entità della ricchezza del banchiere portoghese, ma anche la dimensione e la distribuzione del suo appartamento, oltre a conoscere i rapporti commerciali e d’affari con le altre famiglie portoghesi presenti a Roma in quel periodo, tra cui i Nuñez Sanchez e i Perez Vergueiro.

Il 10 febbraio 1705 muore a Roma, nella sua residenza presso via del Corso, il banchiere, mercante e uomo d’affari portoghese Antonio da Gama de Padua, lasciando la moglie Giovanna, cinque figli e un patrimonio assai cospicuo composto da immobili, luoghi di monte e numerosi beni mobili tra cui quadri, mobili e gioielli, il tutto minuziosamente elencato in un Inventario richiesto dalla moglie subito dopo la sua morte. Il giorno successivo, secondo quanto scrive il Valesio nel suo Diario, la sua salma viene esposta nella chiesa di Santa Maria della Minerva con tutti gli onori.

Antonio da Gama de Padua appartiene a quel gruppo di portoghesi stabilitisi a Roma, intorno alla metà del XVII secolo, che, grazie alla loro attività prevalentemente di banchieri e uomini di affari, riescono ad inserirsi a tutti gli effetti nella società romana, diventando proprietari di palazzi e ville, ed entrando in contatto con i personaggi più influenti e importanti della corte romana.

La presenza portoghese a Roma, benché non molto cospicua almeno all’inizio, è attestata sicuramente a partire dalla fine del XIV secolo quando viene fondato nel rione Monti, per volontà di Dona Guiomar, una benefattrice originaria di Lisbona, un ospedale dedicato a Santa Maria de Belem, e destinato ai pellegrini portoghesi. A questo, se ne aggiungerà un altro nei pressi di Campo dei Fiori, sino ad arrivare al 1440 quando il vescovo D. Antao Martins de Chaves acquista dei terreni nei pressi del convento di S. Agostino destinati alla costruzione di una chiesa, dedicata alla Vergine Maria, a S. Vincenzo patrono di Lisbona e a S. Antonio abate, e di un ospedale, destinato ai portoghesi residenti o di passaggio a Roma. Posto sotto la protezione del potente cardinale portoghese Jorge da Costa (1406-1508), l’ospedale viene dotato di uno Statuto, e nel 1508 viene fondata una confraternita, la Congregação, composta da 20 membri, il cui ruolo era la gestione e il governo dell’istituzione, e della quale faranno parte i membri più eminenti della comunità portoghese. Tra questi vi è Antonio da Fonseca, che fa parte di quella vasta schiera di Cristãos Novos o Conversos, ovvero ebrei portoghesi fatti cristiani a seguito della conversione forzata voluta nel 1497, da D. Manuel, che decidono di stabilirsi fuori dal Portogallo per sfuggire alle leggi dell’Inquisizione, e in particolare da quelle del Tribunale dell’Inquisizione portoghese, particolarmente aspre nei loro confronti. Tutelati da un Breve di Paolo III (1534-1549) del 1537, i Nuovi Cristiani giunti a Roma si organizzano presto in una sorta di Nazione, con la possibilità di avere degli agenti, o procuratori che in qualche modo li potessero difendere dagli attacchi dell’Inquisizione, e contemporaneamente riescono ad integrarsi nella preesistente comunità portoghese. Antonio da Gama de Padua fa parte di questa compagine, anche se le notizie relative al suo arrivo a Roma sono molto scarse. Delle sue origini sappiamo però che è figlio di un potente e conosciuto mercante, banchiere e uomo d’affari, Manuel da Gama de Padua (1607-1679), originario di Loulè in Algarve, appartenente a una famiglia di Cristãos Novos mercanti di seta, che grazie alla sua abilità negli affari ed a una grande capacità di negoziazione riesce velocemente ad inserirsi nel sistema finanziario portoghese e ad accedere alla cerchia più potente, vicina al re. Tra i vari ruoli ricoperti da Manuel da Gama de Padua vi è anche quello di procuratore dei Cristãos Novos, di cui perora la causa, in relazione soprattutto ai metodi usati dall’Inquisizione che mal tollerava la loro presenza nelle sfere più alte degli affari e della politica. L’azione del da Gama è quindi quella di difendere la categoria dei Cristãos Novos, attraverso un’attività di lobby presso la Curia e la corte portoghese, prestando soldi, realizzando affari e fondando società mercantili come la Compagnia del Brasile, che aveva il vantaggio di poter evitare la confisca dei beni dei suoi associati da parte dell’Inquisizione. La forza di persuasione e la disponibilità economica di procuratori come Manuel da Gama de Padua porterà nel 1674 papa Clemente X (1669-1676) alla decisione di sospendere le attività del Tribunale dell’Inquisizione nei confronti dei Cristãos Novos, con l’intento di modificarle radicalmente. Antonio da Gama de Padua sembra in parte seguire le orme del padre, sia nell’attività commerciale e finanziaria, sia in quella di patrocinatore della causa dei Cristãos Novos, tanto che, intorno al 1670, la sua presenza è attestata a Roma per chiedere al Sant’Uffizio di proteggerli dall’Inquisizione. Per quanto riguarda la sua attività di banchiere, egli si lega a quello che era il circolo più potente e in vista della comunità portoghese a Roma, ovvero quello gravitante attorno alla famiglia Nuñez Sanchez, fondatori e proprietari di una banca, in particolare a Gaspare Perez Vergueiro, nipote del banchiere Francesco Nuñez Sanchez e di cui diventerà socio in affari. L’attività principale di questi uomini d’affari e banchieri era quella di gestire lettere e benefici curiali tra l’Italia e il Portogallo, e non è un caso che Antonio da Gama de Padua è il referente a Roma di Joao da Souza, vescovo di Porto e arcivescovo di Braga e Lisbona, oltre a condurre insieme a Perez Vergueiro tutta una serie di intermediazioni per benefici ecclesiastici diretti a curiali portoghesi.