Islam e violenza: una rilettura

Islam e violenza: una rilettura

ABSTRACT

La violenza non può essere assunta in modo necessitato e meccanico come cifra originaria e fondante dell’Islam. All’inizio la religiosità islamica propone la relazione tra il Creatore e l’universo, sulla falsariga della radice semitica, in chiave di potenziale maternità e misericordia, che accoglie la totalità dell’essere. Emblematico risulta il fatto che il termine jihad, durante i primi 12 anni della predicazione di Maometto alla Mecca non si riferisce mai ad alcun tipo di violenza, indicando solo dopo l’egira e in determinate circostanze esplicitamente forme di scontro armato. Viceversa, l’istituzionalizzazione della religiosità produce il fondamentalismo, portato di una modernità sterile in quanto fautrice di un esclusività, che secondo una logica di miope frattura, mantiene in modo parziale la tradizione, perdendo la sua ricchezza e pluralità di partenza.

La religiosità precede la religione, così come il linguaggio orale precede ogni scrittura. Una traduzione alternativa della Genesi potrebbe suonare così “al principio…lo Spirito di Dio covava le acque”. Addirittura in un silenzio totale, rotto solo dai suoni degli elementi appena emersi dal caos, la relazione primordiale fra il Creatore e l’universo viene paragonata a una potenziale maternità.