L’attribuzione a Giorgio Vasari del Ciborio nella chiesa di Santa Lucia in Savignano sul Rubicone, nuove considerazioni

L’attribuzione a Giorgio Vasari del Ciborio nella chiesa di Santa Lucia in Savignano sul Rubicone, nuove considerazioni
Giorgio Vasari, Ciborio, Chiesa di Santa Lucia in Savignano sul Rubicone part., 1547 circa

Abstract: Un Ciborio sconosciuto di Giorgio Vasari si trova nella Chiesa di Santa Lucia in Savignano sul Rubicone. Eseguito durante la permanenza dell’artista toscano presso l’abbazia olivetana di Santa Maria a Scolca, tra il 1547 e il 1548. In questo articolo si analizzerà l’oggetto, si avvalorerà l’attribuzione e si cercheranno di tracciare brevemente alcune connessioni con la descrizione del Tempio di Gerusalemme ne I Tre Libri de la Humanita di Christo di Pietro Aretino. Artisti e pensatori della prima età moderna erano interessati e influenzati dall’immagine del Tempio di Gerusalemme come edificio a pianta centrale, di sapore classico, che richiamasse la cupola celeste del Paradiso, secondo un prototipo trasmesso da edifici paleocristiani e bizantini. L’idea è che la descrizione del Tempio fornita dall’Aretino, possa aver influenzato l’immaginazione vasariana, ispirandone il lavoro sul ciborio di Savignano

Il presente lavoro discute le caratteristiche e l’attribuzione del ciborio della chiesa di Santa Lucia in Savignano sul Rubicone, vicino Rimini (Fig.1). La struttura, contenente il tabernacolo, è ancora in uso, e non era stata finora discussa compiutamente nella letteratura scientifica.

Per quanto sia stato possibile rilevare nel corso della ricerca, l’unica fonte dove era stata brevemente menzionata è il testo Giorgio Vasari a Scolca di Luciano Liuzzi e Pier Giorgio Pasini.

Gli autori constatavano come ci fosse un interessante ciborio in Santa Lucia, proveniente in origine dalla chiesa di Santa Maria di Scolca e suggerivano potesse essere stato eseguito secondo un modello di Giorgio Vasari. In questo articolo, quindi, verrà corroborata la teoria di Liuzzi e Pasini e verranno presentate nuove prove a favore di questa attribuzione.

Inoltre, si cercheranno di tracciare brevemente alcune connessioni con la descrizione del Tempio di Gerusalemme ne I Tre Libri de la Humanita di Christo di Pietro Aretino. L’opera, che fu pubblicata a Venezia nel 1535, vede la luce dodici anni prima che Vasari lavorasse a Rimini.

Aretino era un compatriota di Vasari – entrambi erano infatti nati ad Arezzo; questo fatto, unito alla breve collaborazione dei due avvenuta a Venezia nel 1541, rinforza l’idea che la descrizione del Tempio fornita dall’Aretino possa aver influenzato l’immaginazione vasariana, ispirandone il lavoro sul ciborio di Savignano.

Le dimensioni del ciborio, eseguito in legno dorato, sono di 140 cm di altezza e 220 cm di diametro. La parte inferiore, che funge da piedistallo per il tempio, è dei nostri giorni, realizzata in metallo repoussé dall’artigiano locale Montanari. Il ciborio ha due porte che si aprono – una sul fronte decorata con una scena del Battesimo e una sul retro con un calice e un’ostia incisi. Vi sono anche due porte semplicemente decorate da un’incisione, una sulla destra e una sulla sinistra del ciborio.

Le porte sono accessibili attraverso sei scalini ciascuna e la costruzione è circondata da otto colonne con capitelli corinzi caratterizzati da foglie d’acanto. L’opera è quindi contraddistinta dall’aspetto di un edificio classico, più precisamente un tempio a pianta centrale. L’aspetto formale appare in diretta connessione con il tempio di Gerusalemme, in accordo con un precedente illustre di matrice sansoviniana. Le figure del re Davide e del re Salomone posizionate ai lati del Tabernacolo realizzato da Sansovino nella chiesa romana di Santa Croce in Gerusalemme permettono infatti di ricostruire in maniera certa il riferimento di quest’ultima opera al Tempio di Gerusalemme: il cosiddetto Primo tempio era infatti stato progettato da re Davide e portato a compimento sotto il regno di Salomone (Fig. 2).  L’opera sansoviniana funge da ciborio in marmo e presenta la forma del classico edificio di culto romano a pianta circolare. Probabilmente la titolazione della chiesa è in relazione diretta con le sembianze dell’opera che fornisce un ulteriore richiamo alla città di Gerusalemme.

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Autore

  • Anastazja Buttitta

    Storica dell’arte specializzata in arti applicate e arte ebraica, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca all’Università Ben-Gurion del Negev, con un progetto sui gioielli rinascimentali veneziani. Ha lavorato presso la Fondazione Orestiadi di Gibellina, nella sede siciliana e in quella tunisina, analizzando la vasta collezione di gioielli e oggetti in legno dell’area mediterranea e mediorientale. Negli anni 2018-20, curatrice del Museo U. Nahon di Arte Ebraica Italiana a Gerusalemme. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia negli anni 2020-22