Risorgimento e centocinquantenario

Risorgimento e centocinquantenario

ABSTRACT

La percezione del Risorgimento italiano e della sua eredità è stata costantemente influenzata sia dalle divisioni interne al movimento patriottico sia dalla storia postunitaria e dalle sue coeve implicazioni politiche. La forte ripresa di interesse per il Risorgimento italiano che si è registrata nel campo degli studi storici negli ultimi anni, anche in relazione ai contributi pubblicati per il Centocinquantenario dell'unificazione, consente ora di fare il punto su una fase storica estremamente controversa, a ormai tanto tempo dalla sua conclusione.

Il centocinquantenario dell’unificazione, al di là delle evidenti valenze celebrative, costituisce al tempo stesso un’opportunità di riflessione sul processo risorgimentale e sulla sua attuale eredità. Tali questioni appaiono tutt’altro che scontate: visto e considerato il fatto che la trattazione del Risorgimento ha subito continue sollecitazioni storiografiche, non impercettibilmente connesse alle diverse fasi politiche della storia nazionale. Pertanto, attraverso l’analisi di alcuni dei contributi offerti dagli studiosi che si sono cimentati recentemente sul tema risorgimentale, questa breve rassegna cerca di fare il punto sulla presente percezione storiografica del Risorgimento, tentando di comprendere se ed in che modo può parlarsi, nell’Italia odierna, di un suo preciso lascito storico e valoriale.

In Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento, Lucio Villari individua nel percorso risorgimentale l’imprescindibile radice identitaria della nostra collettività politica nazionale. Nonostante l’indebita appropriazione in chiave autoritaria e nazionalista compiutane dal fascismo, le istanze di realizzazione di una patria unita, indipendente, libera e laica, perseguite con successo dal Risorgimento, vengono recuperate pienamente dalla Resistenza, che le pone a fondamento dell’Italia repubblicana. Il patrimonio ideale del Risorgimento viene mantenuto ben vivo anche nel secondo dopoguerra, al di là della distanza della Democrazia Cristiana dai suoi valori, soprattutto in virtù del contributo dell’intellettualità vicina ai partiti laici di centro e di sinistra, che ne indaga in particolar modo gli aspetti sociali ed economici.

Pertanto, anche in relazione “all’indifferenza, al finto problema della revisione storiografica, alle marginali ma rumorose e amplificate prese di distanza dal Risorgimento e da un anniversario che potrebbe invece essere utile anche al dibattito politico”, Villari ritiene tutt’altro che superfluo ribadire l’intangibilità delle idealità risorgimentali, ripercorrendone la dinamica storica che si snoda dal 1796 al 1870. Attraverso la ricostruzione proposta, da un lato, l’autore mette in evidenza lo spirito di modernità che pervade tutta la vicenda del Risorgimento, in un connubio strettissimo e continuo tra piano culturale (storico-letterario, artistico, economico, scientifico) e politico.

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