Ritorno al presente: i manifesti realizzati dagli studenti del Liceo artistico statale Caravaggio di Roma nell’ambito del laboratorio didattico svolto all’Archivio centrale dello Stato
Nella prima parte, dal titolo Comunicare gli archivi: il laboratorio didattico «Manifesti, opuscoli e volantini» nel più ampio quadro dell’offerta culturale e formativa dell’Archivio centrale dello Stato, a cura di Simonetta Ceglie, s’inquadra il laboratorio sul manifesto all’interno del variegato ventaglio di proposte che il Servizio valorizzazione e didattica ACS rivolge agli Istituti scolastici di ogni ordine e grado con l’obiettivo di promuovere, incrementare e diffondere l’educazione al patrimonio culturale. Un’offerta formativa che prevede sia itinerari di visita che laboratori didattici, di differenti livelli di approfondimento, dedicati ai più diversi ambiti disciplinari, dalla storia alle scienze, dall’educazione civica, alle arti e alla grafica, a partire dalle fonti conservate nell’Archivio centrale dello Stato. Nella seconda parte, dal titolo Laboratorio didattico in Archivio: modalità di svolgimento e risultati, a cura di Ombretta Giovannini, si entra nello specifico delle attività laboratoriali, illustrando le fasi di svolgimento, i temi trattati e i risultati raggiunti, cioè la progettazione e realizzazione di manifesti che conciliassero elementi grafici del passato attualizzandoli con tagli grafici del presente. A corredo, una sintetica selezione dei circa 80 manifesti prodotti dagli allievi delle classi partecipanti al laboratorio ACS
S’intende qui affrontare una particolare declinazione del manifesto politico e sociale, il focus didattico. Questa tipologia documentaria ibrida, a cavallo tra archivio e biblioteca, ed effimera, poiché in gran parte destinata a essere affissa al muro, desta crescente interesse in relazione alla sua portata comunicativa, alle potenzialità di lettura, formale e\o contenutistica, e ai percorsi interpretativi diversi che si possono tracciare. Il grafico pubblicitario traduce in un segno materiale gli stereotipi mentali dei suoi committenti (nessi grafici e ideologici). Il linguaggio visivo, pertanto, come sostiene Umberto Eco, «presenta gli stessi problemi di quello verbale, permette gli stessi giochi retorici, è sottomesso agli stessi cliché e alla stessa inerzia del codice. Le immagini non sono mai ingenue, come non lo sono le parole. Socializzate e codificate, trascinano con sé come detriti, echi e profumi, la cultura da cui nascono e a cui si riconducono»
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