Quale l’antigrafo e quale l’apografo? Giovanni Aquilanti e Barbara Frale, Mysterium Baphometis revelatum


Abstract: Mentre a Torino per l'ostensione della sindone è previsto l'afflusso di due milioni di visitatori, le librerie si affollano di pubblicazioni dedicate alla famosa reliquia. Tra essi, due volumi dovuti a Barbara Frale, che tentano di dimostrare storicamente la presenza del lino nella Gerusalemme del I secolo e nella Francia del XIII in mano ai Templari. Nel presente contributo si prende in esame un articolo pubblicato sull'argomento da Giovanni Aquilanti, molto probabilmente lo pseudonimo che Barbara Frale ha scelto di utilizzare per difendersi dalle critiche che le sue tesi hanno suscitato.

Nell’autunno del 2009 ha fatto la sua comparsa, all’interno del variegato panorama degli studi sulla sindone, un nuovo ricercatore che si occupa della storia del sacro lino, un certo Giovanni Aquilanti. Sul fascicolo di novembre della rivista mensile “Fenix” (vol. 13, pp. 48-51) Aquilanti ha firmato un articolo assai elogiativo nei confronti del volume I Templari e la sindone di Cristo pubblicato qualche mese prima dalla storica Barbara Frale, officiale dell’Archivio Segreto Vaticano. In quel libro, tra le altre cose, la studiosa presentava una sua parziale traduzione e trascrizione di un manoscritto medievale conservato a Parigi, contenente il resoconto di un interrogatorio di alcuni cavalieri templari avvenuto a Carcassonne nel novembre del 1307.

Inizialmente l’accoglienza del libro da parte della stampa, non solo nazionale, è stata assai positiva. Ma l’11 luglio 2009 un articolo pubblicato su un sito internet mostrò che l’autrice, all’interno del suo libro, aveva trascritto scorrettamente un importante passaggio del manoscritto. Gli autori dell’articolo, Gaetano Ciccone e Gian Marco Rinaldi, furono i primi a rintracciare una fotografia del documento originale: dopo essersi consultati con Antonio Lombatti, il quale ne condivise le conclusioni, hanno dunque pubblicato l’immagine e la corretta trascrizione del passo in questione. Successivamente due medievisti, Massimo Vallerani e Julien Théry, in quel momento ancora ignari dell’esistenza di quella pagina internet, vennero in possesso della medesima fotografia e anch’essi si resero conto dell’errore. Infine io stesso mi sono procurato una riproduzione dell’intero manoscritto e ho potuto esaminare tutto il testo, dal quale sono emerse ulteriori difficoltà legate alla traduzione, a mio parere scorretta, che l’autrice ne ha fornito.

Nel suo libro Barbara Frale, sulla base di quel documento, affermava che i Templari avrebbero confessato ai loro aguzzini di aver praticato, durante la loro cerimonia di accoglienza nell’Ordine, l’adorazione di un signum fustanium, cioè di un oggetto di stoffa: quest’oggetto, a suo parere, sarebbe la sindone ora conservata a Torino. In realtà il manoscritto parlava dell’adorazione di un signum fusteum, cioè di un’immagine di legno – probabilmente un bassorilievo, una statuetta, un busto o una tavola dipinta – null’altro che il famoso “bafometto” nei riguardi del quale i cavalieri erano stati accusati di prestare culto idolatrico. Fusteum è infatti un aggettivo derivato dal sostantivo fustis, cioè “legno”, “tronco d’albero”, “bastone”, che ha il medesimo significato del francese antico fust.
Copia2diAquilanti

Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.