Roberto Fiorentini, Livio Odescalchi, nipote di papa Innocenzo XI. Interessi famigliari e strategie di ascesa nella stagione dell’antinepotismo, a cura di Marco Albertoni (Heidelberg, 2022)
Il volume (Roberto Fiorentini, Livio Odescalchi, nipote di papa Innocenzo XI. Interessi famigliari e strategie di ascesa nella stagione dell’antinepotismo, a cura di Marco Albertoni, Heidelberg: Heidelberg University Publishing 2022 – Online-Schriften des DHI Rom. Neue Reihe | Pubblicazioni online del DHI Roma. Nuova Serie, vol. 6, URL: https://heiup.uni-heidelberg.de/catalog/book/948 ) scaturito dalla tesi di dottorato di Roberto Fiorentini e finemente curato da Marco Albertoni ripercorre dettagliatamente per la prima volta le vicende biografiche e politiche del comasco Livio Odescalchi (1652-1713), nipote del cardinal Benedetto Odescalchi, poi papa col nome di Innocenzo XI (1676-1689). Contrariamente ai suoi predecessori, in quanto promotore della tentata abolizione del nepotismo, papa Odescalchi rappresentò una figura scomoda e ingombrante se non un vero e proprio ostacolo alle aspirazioni personali e sociali dei nipoti Livio, Giovanna e Paola Beatrice. Come evidenziato nel volume, la morte del pontefice segnò un momento di svolta nelle strategie attuate da Livio per perseguire le proprie ambizioni politiche e personali. Se infatti durante i lunghi tredici anni del pontificato innocenziano il giovane Livio non fu nominato cardinal nipote nĂŠ riuscĂŹ mai ad ottenere la berretta cardinalizia nĂŠ tantomeno a stringere unâalleanza matrimoniale con una casata di alto rango a Roma o a Milano, lâingente ereditĂ nonchĂŠ i successi, i possedimenti e i titoli onorifici accumulati dopo la morte dello zio ne favorirono lâascesa sociale al punto da valergli persino la candidatura al trono di Polonia nel 1696.
La monografia è articolata in una breve introduzione storiografica e cinque capitoli principali, preceduti da una tavola delle abbreviazioni, i ringraziamenti dellâautore nella tesi, i ringraziamenti del curatore, una nota introduttiva del curatore e infine una nota biografica sullâautore. Il corpo principale del volume è seguito da un breve riassunto dellâopera in lingua inglese e da una ricchissima appendice documentaria costituita da piĂš di cento pagine. Un elenco dellâimpressionante corpus di documenti presi in esame, la bibliografia e lâindice dei nomi e dei luoghi chiudono lâopera (445 pp.).
Il primo capitolo si concentra sulla composizione della familia del cardinal Benedetto Odescalchi a Como e a Roma e sui rapporti con i parenti, servitori e membri dellâentourage prima cardinalizio e poi pontificio. Gli status animarum conservati presso lâArchivio Storico del Vicariato di Roma per gli anni 1658-1676 delineano un gruppo piuttosto esiguo di familiari e domestici, confermando lâausteritĂ e la rigiditĂ nei costumi dellâOdescalchi. Dai due testamenti redatti ancor prima di diventare papa (entrambi riportati in appendice al volume) nel 1658 e nel 1674 affiorano due aspetti fondamentali: la salvaguardia dellâenorme patrimonio della famiglia, poi al centro delle scelte e delle imposizioni ricadute sui nipoti, e la personale devozione per i poveri. Erede universale il nipote Livio, figlio del fratello Carlo Odescalchi. Alla morte di questâultimo, il giovane fu chiamato a raggiungere lo zio cardinale e tutore a Roma per intraprendere gli studi filosofico-giuridici presso il Collegio Romano.
Il secondo capitolo del volume ricostruisce il trasferimento di Livio da Como a Roma e il rigido controllo esercitato dal cardinale sul nipote attraverso lâanalisi di due diari tenuti da Livio e diverse missive. In aggiunta alla cronaca di fatti coevi e informazioni sulle attivitĂ quotidiane e private, dai diari emergono gli interessi di Livio per lâastronomia, lâalchimia e il collezionismo di opere dâarte favoriti dalla lettura e dalla frequentazione (seppur limitata per via dello zio) di accademie, personaggi illustri e artisti. Altra sorte era stata riservata alla sorella minore di Livio, Giovanna, inviata presso il monastero di Santa Cecilia a Como presso il quale la sorella maggiore, Paola Beatrice, era giĂ monaca dal 1670 e, dunque, svincolata dalla tutela legale dello zio cardinale. La permanenza di Giovanna in monastero, tuttavia, non durò molto per via di un complicato intreccio amoroso prontamente disapprovato dallo zio. La giovane fu dapprima trasferita presso la casa dei nonni materni e isolata dalla sorella monaca e poi, alla morte della nonna, in quella del cugino senatore. Terrorizzata dalla reale possibilitĂ di essere reclusa a vita in monastero, cedette alle pressioni esercitate da Benedetto e si arrese allâidea di sposare lâamato per poi contrarre un matrimonio alcuni anni piĂš tardi Carlo Borromeo Arese, vicerĂŠ del Regno di Napoli.
Nel terzo capitolo dellâopera si entra finalmente nel pontificato di Innocenzo XI, succeduto nel 1676 a Clemente X. Una spiegazione approfondita delle anime del conclave e del programma di governo di papa Odescalchi è fornita dallâautore. Come giĂ anticipato, una volta eletto, Innocenzo XI non nominò Livio cardinal nipote nĂŠ gli assegnò cariche degne di un nipote di papa. Le trattative per un matrimonio prestigioso con diverse famiglie dellâaristocrazia romana furono anchâesse osteggiate dallo zio, lasciando quindi ÂŤlâanimo di Livio […] molto inquieto, sempre in bilico tra lâidea di un matrimonio conveniente e la possibilitĂ di una carriera in ambito curialeÂť (p. 142), ÂŤin uno stato di continuo dubbio e indecisione […] apparentemente in attesa di decisioni altrui e sempre allâombra dello zio […]Âť (p. 148). Il tentativo del pontefice di promulgare una bolla per lâabolizione del nepotismo fallĂŹ nel corso del pontificato e riuscĂŹ invece nel 1692 con Innocenzo XII con la pubblicazione della Romanum decet pontificem.
La morte di papa Odescalchi nellâagosto 1689 â con cui si apre il quarto capitolo â ridefinĂŹ la posizione di Livio giĂ a partire dal conclave con la nomina a Generale di Santa Romana Chiesa e con la creazione di unâala âinnocenzianaâ per favorire la famiglia. Pur restaurando il nepotismo, lâelezione di Alessandro VIII Ottoboni disattese le aspettative dei nipoti Odescalchi e, in particolare, di Livio, ormai trentasettenne e ancora diviso tra lâaspirazione al cardinalato e la vita coniugale. Dopo il breve pontificato di Alessandro VIII (1689-1691), il conclave elesse una creatura di Innocenzo XI, Antonio Pignatelli il quale prese il nome di Innocenzo XII. Le concessioni ai nipoti Odescalchi da parte del neoeletto pontefice furono ancora piĂš scarse rispetto al pontificato precedente. Abbandonata lâidea del matrimonio, rimase in Livio la vana speranza della porpora. La seconda parte del capitolo si concentra su aspetti piĂš felici della vita matura di Livio: i viaggi in Lombardia dove ritrovò la sorella Paola Beatrice, i rapporti con artisti del calibro di Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana a Roma, le committenze artistiche, il collezionismo, la frequentazione delle regine Cristina di Svezia e Maria Casimira di Polonia, forse una liason con una cantante, lâorganizzazione di eventi musicali, accademie, spettacoli, feste e banchetti. Come scrive lâautore, ÂŤla morte di Innocenzo XI nel 1689 segnò anche da questo punto di vista uno spartiacque, non solo per la ripresa della vita mondana a Roma, ma anche per lâemancipazione sulla scena pubblica della figura di Livio, che potĂŠ cosĂŹ liberamente presentarsi nei panni di mecenate senza piĂš alcun condizionamentoÂť (p. 194).
Il quinto e ultimo capitolo del volume inserisce la figura di Livio nel panorama internazionale riflettendo sulla sua ascesa sociale dovuta sia allâenorme ereditĂ della famiglia e allâaccumulazione di titoli onorifici e possedimenti ma anche allâabilitĂ nellâinvestire i capitali. Lâimmenso patrimonio Odescalchi (compresa la collezione ereditata dalla regina Cristina di Svezia) dovette sicuramente essere una fonte di preoccupazione non trascurabile per Livio, erede universale di Innocenzo XI, senza figli. Nel 1709, quattro anni prima della morte, redasse il proprio testamento nominando suo erede universale il marchese Baldassarre Erba e assegnando numerosi lasciti e raccomandazioni a parenti, familiares e istituzioni caritatevoli ed ecclesiastiche.
Le vicende biografiche di Livio prima e dopo il 1689 si intrecciano cosĂŹ ai grandi eventi storici e politici: la guerra tra Luigi XIV e le Province Unite, lâassedio di Vienna, la crociata contro il Turco e la guerra di successione spagnola, per citarne alcuni. Il volume evidenzia chiaramente la centralitĂ della morte di Innocenzo XI nella ridefinizione dellâimmagine e dello status di Livio, riassunta dal motto: NON NOVUS, SED NOVITER (ânon nuovo, ma in modo nuovoâ). Come Albertoni giustamente afferma nella nota introduttiva, il compito di rendere accessibile una tesi di dottorato di un amico e collega scomparso prematuramente e improvvisamente non era impresa facile, tanto piĂš â aggiungo â se si considera la complessitĂ dellâopera, densa di numerosi âintrecci tra clientele, fazioni, parenti e membri dellâentourage dellâOdescalchiâ (p. 4), strategie politiche ed eventi storici e da una ricchissima e variegata documentazione archivistica, inclusi documenti estremamente tecnici, di non sempre immediata comprensione. La varietĂ delle fonti esaminate â stati dâanime, carteggi, testamenti, il diario del giovane Livio, gli Avvisi di Roma â restituisce la complessitĂ tanto dei rapporti di forza e delle frizioni interpersonali quanto delle dinamiche proprie della sfera affettiva e introspettiva. Tale varietĂ testimonia inoltre la profonda passione dellâautore per la ricerca storica e archivistica e la sua impressionante padronanza nella lettura delle fonti e della loro interpretazione.
Lo studio di Roberto Fiorentini si inserisce a pieno titolo nel vivace filone di studi sulla famiglia Odescalchi. Come segnalato dallâautore nellâintroduzione al volume, una ricca e variegata produzione storiografica a livello internazionale si è interessata a papa Innocenzo XI, al suo tentativo di abolizione del nepotismo e, piĂš in generale, al nepotismo. Per citare alcuni tra gli esempi piĂš recenti nel contesto italiano, basti menzionare il volume curato per Viella nel 2014 da BĂśsel, Menniti Ippolito, Spiriti, Strinati e Visceglia, frutto di un convegno internazionale tenutosi a Roma nel 2012 in occasione del quarto centenario della nascita del pontefice Odescalchi ( Richard BĂśsel, Antonio Menniti Ippolito, Andrea Spiriti, Claudio Strinati e Maria Antonietta Visceglia (a cura di), Innocenzo XI Odescalchi. Papa, politico, committente, Roma, Viella, 2014 ). Per la prima volta, lâopera di Roberto Fiorentini ripercorre il pontificato innocenziano dalla prospettiva dei nipoti del papa, finora indagata dagli storici per ricostruire aspetti quali la passione per il collezionismo di Livio o la natura dei carteggi femminili attraverso le lettere di Paola Beatrice e Giovanna. Il volume non colma solo delle lacune fondamentali relative ai nipoti Odescalchi attraverso una straordinaria indagine della vita di Livio ma traccia anche una linea interpretativa originale da cui trarre ispirazione per lavori futuri su nepotismo e antinepotismo, cosĂŹ come sulle complesse dinamiche politiche, famigliari e umane che hanno animato e continuano ad animare il papato nel corso della sua storia.
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In memoriam Non è stato facile leggere e recensire il volume senza poter esprimere le mie impressioni a Roberto. Durante gli anni del dottorato e di ricerca presso lâArchivio di Stato di Roma e gli archivi vaticani abbiamo spesso condiviso le nostre ricerche, i dubbi che caratterizzano il lavoro di âscavoâ e analisi del documento archivistico cosĂŹ come le piccole soddisfazioni nellâaver individuato un tale personaggio storico o decifrato un testo particolarmente ostico da leggere. Chi ha conosciuto Roberto ha saputo apprezzare la serietĂ e la perizia dello storico allâopera sulle carte ma anche la convivialitĂ e la lealtĂ dellâamico e collega. Nel corso degli anni fino alla sua prematura e tragica scomparsa ci siamo spesso confrontati sui nostri percorsi di giovani ricercatori, rallegrandoci delle vittorie di questa o quella borsa di ricerca e sostenendoci in momenti meno facili. Lâentusiasmo di Roberto, mai forzato, mai finto, e la sua ferma convinzione nella possibilitĂ di costruire un futuro migliore erano ricorrenti nei nostri discorsi accademici come in quelli riguardanti la situazione politico-culturale italiana, su cui spesso tornavamo. Come altri hanno sottolineato prima di me, la generositĂ e il carattere affabile e gentile di Roberto hanno contribuito al lavoro di molti colleghi e amici ma anche alla realizzazione di molti progetti dedicati alla cultura, allâambiente e al sociale. I semi di speranza e amicizia che ha gettato in vita germogliano nel ricordo di chi gli ha voluto bene, nei discorsi e nelle opere che ci ha lasciato. Verba (non) volant, scripta manent.