N° 24/2017 – PRIGIONIERI DELL’INQUISIZIONE

In questo numero presentiamo gli articoli di Giovanna Fiume e Roberto Nini dedicati allo studio dei graffiti impressi sulle mura delle carceri dai prigionieri dell’Inquisizione rispettivamente di Palermo e di Narni. Un punto di vista originale e innovativo che aggiunge tasselli alla storia del Sant’Uffizio, attraverso lo studio di una fonte ricca e complessa che necessita di essere decodificata attraverso un approccio multidisciplinare che coniuga ricerca d’archivio, speleologia, paleografia, linguistica e, soprattutto, un processo di indagine di molti anni.

Lo studio di Giuliana Ancona, poi, riprende la storia di Domenico Scandella, detto Menocchio, in uno studio dell’attività inquisitoriale di fra Girolamo Asteo da Pordenone che nell’agosto del 1599 emanò la sentenza di condanna a morte.

Rimanendo in tema, l’intervento di Gian Luca D’Errico e Michele Armellini offre un resoconto del seminario che si è svolto a Roma nel novembre del 2017, intitolato «L’Inquisizione tra narrativa e ricerche», ricco di interventi come quello di Germano Maifreda, Andrea Del Col, dello scrittore Valerio Evangelisti narratore delle gesta dell’inquisitore Nicholas Eymerich e quello di Marina Caffiero che presentiamo in queste pagine.

Marina Caffiero prende spunto dalla pubblicazione per i tipi di Adelphi (2017) della traduzione italiana del libro di Meyer Levin Compulsion per una riflessione sulla Shoa che sfocia nell’attualità dell’emergenza dei movimenti migratori che negli ultimi anni stanno interessando il Mediterraneo, passando attraverso il film-documentario The illegals, realizzato dallo stesso Meyer nel 1947.

Il saggio di Lorenzo Marras, infine, attraverso l’analisi critica del docufilm Le silence des Anges del 1998, riflette sulla differenza tra la tradizione cristiana latina e quella orientale ortodossa.