La crociata del “signum fusteum”. Note su alcune critiche al libro I Templari e la sindone di Cristo


Abstract: L'uscita del libro di Barbara Frale, I Templari e la sindone di Cristo, Il Mulino, Bologna 2009, ha suscitato il plauso del pubblico e della stampa, ma anche accese polemiche.
La risposta a queste ultime da parte dell'autrice del volume, è intesa a fornire nuovi elementi al dibattito storiografico e si sofferma, in particolare, sulle critiche alla presunta forzatura nella lettura di due parole abbreviate - il gruppo signu- fusteu- (o fusten-) - presenti nel documento che contiene l'interrogatorio condotto sui Templari imprigionati a Carcassonne.

Il 18 giugno del 2009 è uscito un mio saggio per l’editore Il Mulino di Bologna intitolato I Templari e la sindone di Cristo, nel quale sostenevo in base a numerose prove una tesi in verità già vecchia di trent’anni e esplorata da altri storici, che cioè l’ordine dei Templari avesse custodito per un certo tempo nella sua ricca collezione di reliquie anche la sindone di Torino: fra i tanti oggetti descritti negli atti del processo intentato dal re di Francia Filippo il Bello contro il famoso ordine di frati-guerrieri, oggetti che la strategia di accusa voleva presentare come un “idolo” per poter accusare i Templari di idolatria, c’erano anche teli di lino dove si vedeva la figura di un uomo. Questi tessuti hanno qualità che ricordano proprio le caratteristiche della sindone. Il libro ha vinto il Premio Foemina d’oro assegnato dall’associazione culturale “La vecchia Lizza” di Marina di Carrara, e a favore delle sue tesi si sono espressi, oltre che grandi firme del giornalismo culturale italiano come Michele Smargiassi e Mario Baudino, anche due esperti di storia dei Templari famosi in ambito internazionale, cioè Franco Cardini e Simonetta Cerrini. Da parte diversa sono invece arrivate forti note critiche, alle quali ritengo doveroso rispondere. Torino ed il suo ateneo sembrano essere l’epicentro di queste polemiche, sostenute anche dal Centro Internazionale di Sindonologia, che ha sede in Torino. Pochi giorni dopo l’uscita del libro il professor Bruno Barberis, docente presso l’università di Torino, si è espresso in modo assai critico verso le mie ricerche, e questo mi ha non poco sorpreso: infatti Barberis è un matematico, mentre il mio saggio tratta di storia medievale e di fonti in latino del tardo medioevo, argomenti sui quali Barberis non risulta essere un esperto. Le mie ricerche hanno poi ricevuto la critica di un altro docente dell’università di Torino, Massimo Vallerani, e di un giovane studioso sempre dello stesso ateneo, Andrea Nicolotti, le affermazioni del quale hanno ricevuto il pubblico plauso di Sergio Luzzatto, docente di storia moderna, anch’egli in servizio presso l’università di Torino. Fra tutti loro, quello che ha dispiegato la maggior quantità di energie nell’attacco contro i miei studi è senza ombra di dubbio Andrea Nicolotti, il quale dal gennaio 2010 scrive praticamente senza sosta in polemica contro di me.
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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.