«Io ci vidi molti saracini». La rappresentazione del mondo musulmano del Vicino Oriente nell’odeporica di pellegrinaggio tardo medioevale

L’alterità etnico-religiosa e la sua percezione attraverso le fonti narrative non è stato argomento molto praticato dagli storici del medioevo. Proprio per questo, oggi, costituisce un campo di indagine privilegiato benché complicato dall’uso strumentale, fatto anche in tempi recenti, di un medioevo che risulta frutto di un folklore semplificante – di natura ludica e/o politica – piuttosto che di una rigorosa ricerca scientifica. È stata questa rappresentazione dell’altro che ha costituito uno dei nodi chiave del lavoro che ho da poco concluso relativo alla rappresentazione dell’Oriente nei diari di pellegrinaggio fiorentini tardo medievali. L’altro di cui mi sono occupata ha indossato per l’occasione i panni degli uomini e delle donne musulmane del Vicino Oriente che, grazie alle osservazioni dei pellegrini scrittori, hanno costituito un filone di indagine fondamentale del mio lavoro di ricerca. Le fonti individuate per questo studio sono appunto quelle della diaristica di pellegrinaggio, che a torto sono state lungamente considerate una tipologia di scarso valore documentario dal momento che si tendeva a relegarlo nella pura e semplice narrativa d’invenzione.

In realtà il diario di pellegrinaggio, come è stato ormai dimostrato, rappresenta una tradizione scrittoria complessa in cui narrativa e memorialistica si intersecano senza soluzione di continuità. È proprio questa dimensione fortemente autoptica ad essere significativa in quanto espressione di un modo di percepire e di rappresentare il mondo dell’Oltremare. Va quindi rivisto il giudizio sul valore documentario della memorialistica di pellegrinaggio chiarendo la sua funzione ai fini della ricostruzione storica. Trattandosi di un genere composito non vi si troveranno le stesse testimonianze di cultura materiale dei documenti notarili ma vi si potranno rintracciare, ad esempio, notizie attendibili sulle monete correnti o sui dazi applicati. Soprattutto, i diari di pellegrinaggio risulteranno preziosi quando si tratterà di indagare la storia della mentalità perché, se da un lato risultano intrisi della cultura propria di un preciso retroterra sociale, dall’altro la loro principale caratteristica è proprio quella di costituire una sorta di avamposto rispetto al contatto con una cultura estranea. In altre parole la rappresentazione dell’alterità orientale che troveremo nei diari di pellegrinaggio sarà il risultato di un equilibrio – o meglio di una tensione – tra il rispetto dell’immagine convenzionale e la novità rappresentata dall’esperienza dell’altro vissuta in prima persona.