Leonardo Pinto, Il mondo del rum. La guida tecnica per orientarsi nel mondo del rum e della cachaça, Tecniche Nuove, 2018.



Leonardo Pinto, Il mondo del rum. La guida tecnica per orientarsi nel mondo del rum e della cachaça, Tecniche Nuove, 2018.
Abstract:

Conoscere i retroscena del vostro cocktail preferito, cambierebbe il modo di gustarlo in una serata di relax? Avete mai riflettuto sulle peripezie affrontate da un cuba libre, un daiquiri o un mojito per arrivare sano e salvo al vostro palato?

Da consumatore moderato di superalcolici quale sono, questi interrogativi mi sfuggivano e solo adesso ne scopro l’importanza grazie al libro di Leonardo Pinto, Il mondo del rum, 2018 Tecniche Nuove. Un testo che contiene non solo la narrazione storica di questo distillato, ma anche le conoscenze tecniche necessarie a muoversi nel mondo profumato di uno degli ingredienti principe dei cocktail, il rum appunto, che nasce dalla canna da zucchero attraverso un procedimento che sa di magico e che l’autore spiega nei dettagli.

Sarebbe interessante raccogliere le risposte dei lettori ai quesiti che abbiamo lanciato, perché non smetto di immaginare gli amanti del rum intorno a un tavolo a sorseggiare aromi chiari o scuri e a interrogarsi sulla storia di questo o di quel mix.

Il mondo del rum ha colpito pure me. Ha aperto un mondo nuovo di cui ammetto l’ignoranza. Mi sono persino vergognato di indossare indegnamente una t-shirt acquistata parecchi anni fa al Festival della Cachaça a Paraty, in Brasile. Ricordo un capannone gigante, riempito di stand stipati di bottiglie di ogni tipo, sistemate con gusto, che esaltavano le trasparenze del loro contenuto liquoroso. La sera del festival non so quante specie di cachaça ingurgitai, nomi che allora suonavano strani, ma che per incanto ho riscoperto nel volume di Leonardo Pinto. Qui sta il merito dell’autore: innescare ricordi sopiti, dall’alcol chissà, ma ben radicati nei nostri neuroni. Il mondo del rum è una miccia che parte da lontano, dalle terre caraibiche del 1500 e dai mari infestati di pirati, corsari e bucanieri, ma che forse viene da molto più lontano ancora, da sorsi di rum che risalgono persino a più di 5000 anni fa.

La storia del rum è sempre stata intrecciata a quella dell’uomo. Il volume ce lo racconta con l’esattezza scientifica delle fonti. Era la bevanda gradita agli schiavi per dimenticare la fatica, ai loro padroni per accontentarli nelle richieste perché poi avrebbero lavorato meglio, ai trafficanti di alcol durante il periodo del protezionismo americano, fonte inesauribile di ricchezza. Tra lecito e illecito, il rum assunse sempre un ruolo centrale, che ne determina la longevità nei secoli.

Leonardo Pinto però ci avverte: il frutto della lavorazione della canna da zucchero non vive di sola storia. Ha bisogno di evolversi, come si evolve il mondo in cui viene catapultato. Le tecniche di produzione cambiano, i palati si fanno più esigenti, nasce intorno al rum un vero e proprio mito tanto che rimane l’ingrediente indiscusso di molti cocktail che beviamo.

Anche il libro a un certo punto cambia rotta per raccontare la nuova faccia del rum. Da racconto storico si fa guida, che conduce il lettore all’interno del processo di produzione, di fermentazione, di distillazione e di invecchiamento prima di arrivare al consumatore, che ha la responsabilità di trattare questo distillato come un gioiello, di valorizzarlo nel giusto modo, di esaltarne il gusto. Si percepisce che l’autore è un esperto in materia, quando racconta il rum attraverso i cinque sensi, dentro e fuori le botti, dentro e fuori le bottiglie, dentro e fuori i calici. E lo narra non attraverso un elenco delle qualità che il liquore possiede, ma grazie a un’interessante carrellata di rum nel mondo, soprattutto quelli prodotti nei Caraibi e nel Centro e Sudamerica, ma anche in luoghi a sorpresa, come il Giappone o l’isola di Giava.

A questo punto non è mai abbastanza. Se ne vorrebbe conoscere di più sul rum. Leonardo Pinto lo sa molto bene, tanto che con l’ausilio di amici – amanti dei cocktail, sforna una serie di ricette, da quelle più conosciute a quelle di recente creazione. E chissà se i consumatori ai quali abbiamo rivolto gli interrogativi iniziali, oltre a gustare le meraviglie classiche del rum, non si lancino pure nella preparazione di un Forbidden Mai-Tai o di un Grampops.

Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.