Eugenio-Sonnino

Eugenio Sonnino una passione interdisciplinare. Scritti in memoria – Presentazione

ABSTRACT

Il numero del «Giornale di Storia» qui presentato raccoglie i contributi di alcuni studiosi di popolazione – demografi, come nelle attese, ma anche sociologi, storici, archivisti, statistici – molti dei quali hanno avuto l’opportunità di conoscere Eugenio Sonnino in quanto hanno lavorato a stretto contatto con il Nostro, lo hanno frequentato nel corso della sua attività di ricerca, hanno avuto modo di seguire da vicino la sua produzione scientifica.

Eugenio Sonnino: una passione interdisciplinare

È stato impegno e interesse costante del percorso scientifico di Eugenio Sonnino «sottolineare la rilevanza multidisciplinare dei fatti demografici». L’ha fatto dal punto di vista del metodo, cui ha sempre dedicato un’attenzione particolare nei suoi lavori; l’ha fatto nell’analisi concreta dei fenomeni demografici e sociali, di cui si è occupato nel corso della sua carriera di studioso e di ricercatore. E, ritengo, l’abbia fatto anche nella sua attività didattica, nell’insegnamento della demografia; esperienza della quale, tuttavia, non posso purtroppo portare una testimonianza diretta.

 

Il metodo

Cominciamo, comme il faut, dal metodo, dalla riflessione logica e epistemologica delle basi della conoscenza; quella demografica come quella delle altre scienze sociali, alle quali Eugenio Sonnino si è sempre avvicinato con una curiosità scientifica, una sensibilità e un’attenzione alquanto rare.

Il discorso sull’interdisciplinarietà presuppone, in linea di principio, una scelta di metodo che non sempre è stata condivisa dalla comunità dei demografi; anzi, che ha dato luogo a molte resistenze essendo molti di essi convinti che nell’analisi dei fenomeni demografici ci si dovesse arrestare alla descrizione dei fatti, alla sola quantificazione numerica degli eventi elettivi dei processi demografici (le nascite, le morti, i matrimoni, i movimenti di popolazione, etc.); nel convincimento che la demografia, in tutto e per tutto, altro non fosse – e non sia – che un’applicazione della statistica, peraltro di una statistica ingenua che si limita appunto alla semplice enumerazione, classificazione e descrizione dei fenomeni.

Inserita in una logica di tipo positivistico, a lungo la demografia ha ritenuto di poter fare a meno di occuparsi di problemi relativi alla logica della scoperta e della conoscenza scientifica: alla formulazione di ipotesi derivate da una teoria, alla deduzione di risultati concreti da quelle ipotesi di lavoro e infine alla verifica o falsificazione delle stesse. Il convincimento che stava alla base di questo atteggiamento era – semplicemente – che per comprendere la realtà demografica, per capire la natura dei fenomeni demografici, fosse sufficiente osservarli, descriverli, enumerarli, classificarli, metterli in serie storica; e che il passo successivo, quello della spiegazione, che richiedeva il ricorso a teorie, concetti, variabili, indicatori e strumenti di indagine più complessi, non fosse assolutamente indispensabile se non addirittura superfluo. Questo atteggiamento era frutto in parte di un presupposto ingenuo, scientista, della demografia che collocava questa disciplina tra le scienze della natura, in ogni caso più prossima alla biologia che alla sociologia e alle scienze della società in generale. Tant’è che la consapevolezza che questa posizione comportasse dei limiti nasce nel momento in cui il demografo accetta di collocare la sua disciplina in una posizione mediana, per molti versi ambivalente, tra le scienze della natura e quelle della società. Ed è la visione che Nora Federici porterà nel suo insegnamento nell’Istituto di demografia, prima, e nel Dipartimento di Scienze demografiche, poi.

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