Filippo Gerardi e il battaglione universitario

La storia del Battaglione universitario romano è poco trattata dalla storiografia. Tale vuoto si registra anche nelle opere di memorialistica che pure sono solitamente molto ricche di aneddoti, come nel caso del volume quasi coevo al 1849 di Gustav von Hoffstetter e di quelli molto dettagliati di Ermanno Loevinson. Solo pochi anni fa è comparso un lavoro specifico, una sintesi delle memorie del capitano Filippo Zamboni – sempre presente negli eventi militari del Battaglione e attivo nella celebrazione dei suoi meriti anche dopo l’Unità d’Italia – pubblicate postume nel 1926. I Ricordi di Zamboni sono sino ad oggi la principale e quasi unica fonte per la storia del Battaglione che contribuì alla difesa della Repubblica romana nel 1849.

In questo quadro storiografico suscita interesse la documentazione manoscritta inedita conservata nel fondo Gerardi, facente parte delle collezioni della Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma, dove è pervenuto dal versamento originario presso la Biblioteca Vittorio Emanuele, sezione Risorgimento, operato «il 4 ottobre 1915 da Marina Gerardi in esecuzione delle volontà testamentarie del fratello Ferdinando».

Tra le carte contenute nel fondo Gerardi si trovano 47 manoscritti relativi alla Repubblica romana. Si tratta di estratti ricopiati a mano di periodici coevi ormai introvabili, di appunti su avvenimenti vari e, soprattutto, della corrispondenza intercorsa a partire degli anni Ottanta tra gli ex commilitoni del Battaglione civico universitario ancora viventi e Gerardi stesso. Questa corrispondenza prende in alcuni casi la forma del memoriale biografico e cronologico, fornendo una quantità di notizie diverse sulla storia poco studiata di questa formazione volontaria, che invece contribuì con onore alla difesa della Repubblica. Il tono che pervade questa pubblicistica rimanda spesso all’atmosfera del libro Cuore, sia per la semplicità lineare del racconto, che permea anche i ritratti biografici e le poche opinioni critiche, sia per la commozione fondata su una moralità inoppugnabile. Tutto ciò è ovviamente sostenuto da un ben manifesto amor di patria, reso orgoglioso dal conseguimento dell’unificazione nazionale. Tale sentimento, ancor più dal decennio successivo, troverà espressione proprio nel racconto – letterario, iconografico, monumentale, musicale – di vicende suggestive quali potevano ben essere quelle incentrate non solo su Roma, ma anche su figure eroiche come Garibaldi e i suoi volontari.

Prima di entrare nel merito di questa documentazione, è però opportuno un sintetico profilo di Ferdinando Gerardi, grazie al quale si può oggi conoscere meglio questa specifica vicenda del Risorgimento italiano. Nato nel 1841 da Filippo Maria ed Elena Doria, fu influenzato dalle idee liberali della madre piuttosto che da quelle del padre, il quale era comunque sia un intellettuale che un imprenditore di spessore, più allineato con le posizioni del governo pontificio. Biografo del grande artista romano Bartolomeo Pinelli, direttore de «La Pallade. Giornale di arti, varietà ed annunzj commerciali» fino alla cessazione delle pubblicazioni nel 1849, combattente nella battaglia di Vicenza nel 1848, Gerardi padre ebbe anche magna pars delle costruzioni ferroviarie nello Stato Pontificio, tanto che guidò il treno inaugurale della tratta Roma-Ceprano.

 

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