Profezie scritte e figurate: la lettera di Bartolomeo Georgijević a Massimiliano II alla vigilia di Lepanto


Abstract: Il croato Bartolomeo Georgijević (1505 ca.-post 1569), noto anche come «Pellegrino di Gerusalemme», è tra i più prolifici autori di letteratura contro il Turco nel panorama europeo del XVI secolo. Dagli anni Quaranta agli anni Sessanta del Cinquecento, ad Anversa, Worms, Cracovia, Vienna, Roma, Lione, Parigi, vengono dati alle stampe i suoi numerosi opuscoli, spesso illustrati e variamente confezionati, seguendo precisi criteri di opportunità personale e politica.
Secondo i dati biografici, non sempre attendibili, forniti dallo stesso Georgijević, dopo aver scontato nove anni di dura prigionia presso il Turco (1526-1535), l'autore avrebbe sentito l'esigenza di farsi pellegrino, viaggiando fino a Gerusalemme, Santiago de Compostela e infine Roma dove, probabilmente al seguito del cardinale tedesco Otto Truchsess von Walburg, approdò alla vigilia dell'elezione di Giulio III Del Monte (1550).
Nel saggio viene presentato per la prima volta l'ultimo scritto dell'autore sino ad ora individuato: la lettera indirizzata a Massimiliano II alla vigilia di Lepanto, un testo illustrato e stampato a Roma dall'incisore Giovanni Battista Cavalieri. In questa ultima opera, Georgijević cambia completamente toni e temi della sua propaganda. Il momento storico è segnato dalla delusione seguita alla pace di Adrianopoli (17 febbraio 1568), con la quale Massimiliano, venendo meno alle aspettative di Pio V, dopo aver assistito pigramente con il suo esercito all'occupazione di Sziget (7 settembre 1566), aveva firmato una tregua di otto anni, impegnandosi a pagare il tributo a Selim II. Nel messaggio del 1569 subentra nella scrittura di Georgijević un linguaggio propagandistico inedito che fa largo uso di stereotipi sul nemico e che attinge, per incoraggiare e ammonire, alle immagini e ai temi profetici filoimperiali tratti dal pronostico (in verità scaduto nel 1567) di Johannes Lichtenberger (†1503).
Come l'astrologo alsaziano, riferendosi agli Asburgo (a Massimiliano I e al figlio Filippo il Bello) attendeva la venuta dell'imperatore riformatore della Chiesa e trionfante sui Turchi, così il Georgevijć, rileggendo le antiche profezie, intese applicarle, con tono esortativo e senza l'ottimismo del Lichtenbergher, all'imperatore Massimiliano II.

 

Profezie scritte e figurate: la lettera di Bartolomeo Georgijević a Massimiliano II alla vigilia di Lepanto

Il commercio delle stampe ha rappresentato un settore vitale dell’economia artistica nella Roma del secondo Cinquecento. Incisori e stampatori si sono distinti per uno spiccato spirito imprenditoriale in grado di fronteggiare la diversificata e crescente domanda di immagini portatili a buon mercato destinate alla devozione, all’ornamento di spazi privati o all’arricchimento di collezioni erudite. Le tipologie delle figure a stampa in circolazione nella capitale pontificia sono ben riassunte nel catalogo pubblicato nel 1572-73 dall’incisore, stampatore e mercante francese Antonio Lafrery, affinché «ciascuno possa a suo piacimento havere notitia di tutta l’industria […], e valersene o di tutta, o in parte secondo che più gli aggradisca». Tra le categorie enumerate nel raro opuscolo troviamo nell’ordine: «Tavole di Geografia o di particolari luoghi di esse, come città nobili o fortezze, e alcuni dissegni d’ationi seguite e ordinanze di battaglie a tempi nostri», «antichità di Roma tanto di fabriche et edifici quanto di statue e altre cose», «modelli e dissegni moderni d’artefici nobilissimi», «inventioni poetiche, o imaginate da diversi e ingegnosissimi scultori e pittori», «historie et immagini del vecchio et nuovo testamento», «ritratti e medaglie di persone segnalate», «libri di architettura di autori moderni e d’ornamento appartenenti a quella e di prospettive, e altri tali cosette». Si evince dal prezioso catalogo che le raffigurazioni di città, fortezze, battaglie – genere quest’ultimo in voga negli anni che prepararono e seguirono lo scontro navale tra Cristiani e Turchi a Lepanto (7 ottobre 1571) – costituirono un segmento importante del mercato romano delle stampe. Si trattava per la maggior parte di fogli volanti, prodotti in buon numero soprattutto a seguito dell’eroica difesa cristiana di Malta del 1565 con fini di propaganda politica e religiosa. La necessità di visualizzare i siti lontani nominati dagli avvisi e dalle cronache riguardanti le conquiste turche o le vittorie cristiane dovette favorire, già nella seconda metà del Quattrocento, l’affermarsi di un genere “topografico” nella stampa come nella pittura.
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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.