Sulle orme di Lecchi: i luoghi fotografati

«E io non sono riuscito a trovare la cinta muraria Aureliana»; questo il commento che accompagna, in un sito internet, la riproduzione della fotografia di Stefano Lecchi “Batteria alla cinta Aureliana” (fig. 1).

In effetti l’identificazione dei luoghi fotografati da Lecchi non è sempre facile e immediata, anche per un “curioso della città” che passeggia alla ricerca della memoria storica degli avvenimenti della difesa della Repubblica romana.

Individuare i luoghi fotografati è un lavoro che non conosce vie di mezzo: o è estremamente semplice, da dimostrarsi quasi banale, o alquanto complicato fino a diventare un vero rompicapo.

Molti luoghi ritratti infatti sono ancora esistenti e, la maggior parte di essi, anche ben noti.

È il caso questo di Castel Sant’Angelo, di Piazza del Popolo, della Basilica di San Giovanni in Laterano, di Porta San Giovanni, del cosiddetto Tempio di Vesta al Foro Boario, del Foro Romano, dell’Arco di Settimio Severo, dell’Arco di Costantino, di Ponte Milvio e, fuori di Roma, della Casa del Forno di Pompei.

Logicamente un altro punto di riferimento primario per l’identificazione dei luoghi è costituito dagli edifici rappresentati. Tra di essi vanno annoverati innanzitutto quelli che, per la loro importanza nei fatti d’arme descritti dai contemporanei, costituiscono di per se stessi il punto focale di calotipie.

Tra di essi vanno annoverati la porta San Pancrazio, il casino dei Quattro Venti, il Vascello, Villa Spada, Villa Savorelli, Villa Valentini, San Pietro in Montorio, il Casino Barberini.

Inoltre a Villa Borghese è tuttora perfettamente identificabile l’Aranciera le cui rovine campeggiano in una fotografia di Lecchi (fig. 2).

Ma tante e tali sono le trasformazioni avvenute sul territorio a seguito delle vicende storiche, urbanistiche e sociali da far sembrare le immagini del 1849 come appartenenti a un altro luogo, oltre che a un altro tempo, un luogo in cui il carattere essenzialmente rurale sopraffà e cancella quello cittadino.

In una foto si possono osservare i terrazzamenti per le colture agricole o constatare come luoghi allora facenti parte della campagna facciano ormai parte di un tessuto completamente urbanizzato (fig. 3).

Conseguentemente l’individuazione dei luoghi rappresentati può avere diversi livelli di difficoltà, a seconda del soggetto scelto dal fotografo e l’analisi di ogni singola immagine che non fosse immediatamente riconoscibile ha presentato un diverso grado di difficoltà.

Nelle fotografie della Roma del 1849 vi sono innanzitutto luoghi immediatamente identificabili anche nell’urbanistica attuale in quanto la calotipia presenta elementi architettonici tuttora esistenti anche se, in alcuni casi, profondamente mutati nel tempo e, salvo rare eccezioni (quali ad esempio villa Borghese), nel loro contesto ambientale.

L’interesse in questi casi non è tanto quello di individuare topograficamente il monumento ripreso quanto nell’osservare l’ambiente in cui esso si inserisce e che, a poco più di 170 anni di distanza appare radicalmente mutato. Basti pensare alla fotografia che ritrae l’esterno di Porta San Giovanni e visualizzare, con i moderni mezzi topografici accessibili on-line l’odierno Piazzale Appio.

[SCARICA GRATUITAMENTE IL PDF DAL LINK QUI A SINISTRA E CONTINUA LA LETTURA!]

Sulle orme di Lecchi: i luoghi fotografati