Un tassello nel mosaico inquisitoriale: vescovi “anfibi” di una provincia a trame ibride in epoca post-tridentina

L’apertura dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede e l’accesso ai suoi fondi documentali sono stati decisivi per la ricerca incentrata sulle relazioni tra i vescovi di Terra d’Otranto e la Congregazione del Sant’Uffizio. In questo contributo, tre sono le domande alle quali cercherò di rispondere: come si inquadra tale studio nel panorama storiografico inquisitoriale e nel contesto di una specifica area viceregnale? Quale è stato l’itinerario seguito? Quali i risultati?

Tra la fine degli anni Novanta del secolo scorso e l’inizio del secolo presente, storici più o meno direttamente coinvolti nello studio dei tribunali della fede si sono espressi in modo molto esplicito a tale riguardo, attraverso immagini che rimandavano a incisive linee di intervento: al grande mosaico inquisitoriale che Wolfgang Reinhard sperava di poter completare in seguito all’apertura del grande archivio romano, faceva eco sia la varietà di colori e di figurazioni assunta dal tribunale nel territorio italiano, sbozzata da Adriano Prosperi, sia i nomi e i cognomi individuati da Ricardo García Cárcel quali essenziali marcatori di identità, utili a definire e caratterizzare le manifestazioni del fenomeno inquisitoriale. Tre icastiche suggestioni che vogliono rappresentare una istituzione tutt’altro che monolitica e della quale sempre più si intendono ricostruire i dettagli e ricollocare al giusto posto i frammenti delle tessere mancanti. La metafora organizzativa evidenziata nei Tribunali della coscienza, fondamentale contributo di storia comparata incentrato sul panorama italiano, è riscontrabile pure nella configurazione del territorio peninsulare all’indomani della pace di Cateaux Cambrésis, a circa diciassette anni dalla bolla Licet ab initio del 1542.