Saperi e gusti di un banchiere portoghese a Roma nel Rinascimento. L’inventario di António da Fonseca

Il 14 febbraio 1588 António da Fonseca, mercator Portugallensis Romanam curiam sequens, morì nella sua dimora presso San Biagio della Fossa. Il Fonseca, membro di spicco della comunità portoghese nell’Urbe, visse più di trent’anni a Roma in una casa nel rione Parione, noto da tempo per la forte presenza di stranieri, soprattutto di spagnoli, a Piazza Navona. Non a caso Fonseca, un banchiere che diventerà famoso sia nella comunità portoghese che in quella castigliana, scelse quel rione come sua fissa dimora, anche se, in una data ancora sconosciuta, acquistò anche un’altra casa nei pressi della chiesa portoghese a Roma per portare avanti i suoi affari.

Dall’inventario, che aveva ordinato di stilare ad António Pinto, sue catholice maiestatis in hac alma urbe Roma agentis, nominato dal Fonseca nei codicilli del proprio testamento quale suum heredem universalem, sappiamo che, oltre alla casa in Parione, il banchiere portoghese possedeva un immobile «nel rione di Campo Marzio appresso Santa Lucia della Tenta con una logia dove supra c’è scritto Fonseca».

La scelta non stupisce: la casa, infatti, è situata nei pressi di via della Scrofa e della chiesa e ospizio nazionale di Sant’Antonio dei Portoghesi, istituzioni con le quali aveva dei forti legami. Come avremo occasione di vedere, il Fonseca è una figura poliedrica: banchiere importantissimo, richiestissimo dai membri prestigiosi delle comunità castigliana e portoghese a Roma, mercante con un giro d’affari a livello internazionale e di peso nella comunità lusitana, uomo di cultura oltre che mecenate.

Il suo inventario, che qui pubblichiamo, consente di entrare nella sua sfera privata e di attingere ad un mondo ancora poco conosciuto e studiato, quello dei banchieri lusitani nella Roma del sedicesimo secolo. Gli oggetti contenuti nella lista dei suoi beni, redatta dopo la morte, rivelano la sensibilità del mercante portoghese, la sua vita domestica e l’immagine che di se stesso voleva mostrare a Roma: quella di un uomo di cultura, dai gusti raffinati, molto attaccato al paese d’origine e con legami anche con mondi lontani, quali quelli delle colonie portoghesi. In questo senso il documento si può ritenere di grande interesse perché permette di gettare luce su un personaggio ed una intera comunità.