Il progetto di censimento degli archivi inquisitoriali in Piemonte

 

La ripresa del papato e della Chiesa cattolica avevano riguardato direttamente la società italiana. E gli sviluppi successivi continuarono a investirla più direttamente di ogni altra. Settant’anni orsono, mentre l’Italia entrava nella notte del fascismo, Benedetto Croce dava di quel processo una interpretazione positiva e lo vedeva ancora in corso: «[…] ancor oggi l’opera della Controriforma matura frutti di utilità sociale».[…] La lunga marcia dallo Stato alla società civile era stata percorsa dalla Chiesa cattolica con un successo che non trovava l’uguale in Europa, nemmeno nei paesi che del cattolicesimo si erano fatti paladini: la Spagna, la Francia. Nella Premessa al suo ormai classico Tribunali della coscienza, già nel 1996 Adriano Prosperi sottolineava il ruolo svolto dalla Chiesa cattolica nella costruzione della società civile italiana e, nello stesso volume, poco più avanti, ricordava: “All’incontro/scontro fra le strategie dell’inquisitore, del confessore e del missionario, si dovette l’impianto…di una realtà nuova: quella del cattolicesimo moderno. La costruzione dell’unità religiosa italiana dell’età moderna passò dunque attraverso una miscela disuguale di quelle strategie”. Alla vigilia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia non sembra inutile ripercorrere anche le vicende meno note della costruzione di una identità religiosa maggioritaria che, pur costituendo un elemento unificante della penisola ebbe, col processo risorgimentale, un rapporto difficile e contraddittorio. L’apertura degli archivi centrali del Sant’Ufficio, del fondo locale dell’Inquisizione di Siena e dell’Indice, conservati presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha mutato in modo sostanziale le prospettive di ricerca sull’Inquisizione in Italia e sui temi con essa collegati. Si è trattato, da parte della Santa Sede, di una iniziativa che ha consentito di rendere disponibile una documentazione fino a quel momento inutilizzata dagli studiosi.

Gli studi sull’Inquisizione romana, che già avevano conosciuto significativi sviluppi in precedenza hanno compiuto nuovi passi, soprattutto nel senso di una maggiore attenzione al funzionamento istituzionale del Sant’Ufficio, mentre non veniva meno l’attenzione per gli inquisiti:

“sotto le diverse formalizzazioni giuridico-teologiche dei reati inquisitoriali – eresia, lettura di libri proibiti, apostasia e false conversioni («marrani»), stregoneria, magia, bestemmia ereticale, santità ‘affettata’, sollicitatio ad turpia, bigamia, abusi dei sacramenti e così via – la conoscenza delle varie forme di intervento del tribunale della fede si è intrecciata a quella dei processati, arricchendo di una folla di nuovi protagonisti soprattutto il panorama della storia moderna tradizionalmente intesa.”