Il progetto di censimento degli archivi inquisitoriali in Piemonte


Abstract: Conclusa la fase di riordinamento dell'Archivio della ex Congregazione del Sant'Uffizio, dell'Archivio della Congregazione dell'Indice e dell'Archivio dell'Inquisizione senese (tutti conservati press l'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Città del Vaticano) la Direzione Generale per gli Archivi, la Congregazione e Centro di Ricerca sull'Inquisizione dell'Università degli Studi di Trieste hanno concordato nel 2004 l'avvio di un censimento degli archivi e della documentazione inquisitoriale conservata in Italia.
Nell'ambito di questo progetto nazionale, grazie a un finanziamento della Compagnia di San Paolo, la Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta e il Centro di Ricerca hanno avviato nel 2010 un censimento sistematico nel territorio piemontese, attraverso ricognizioni negli archivi diocesani, la schedatura della documentazione conservata presso il Trinity College di Dublino (della quale era stata realizzata una copia in microfilm conservata presso l'Archivio di Stato di Alessandria, ora digitalizzata) e il riversamento nel SIUSA (Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche) delle descrizioni degli archivi del Sant'Uffizio, dell'Indice e dell'Inquisizione senese. Queste descrizioni, insieme ai risultati del censimento e delle schedature avviate, saranno disponibili on line sul sito www.siusa.archivi.beniculturali.it a conclusione del progetto.

 

La ripresa del papato e della Chiesa cattolica avevano riguardato direttamente la società italiana. E gli sviluppi successivi continuarono a investirla più direttamente di ogni altra. Settant’anni orsono, mentre l’Italia entrava nella notte del fascismo, Benedetto Croce dava di quel processo una interpretazione positiva e lo vedeva ancora in corso: «[…] ancor oggi l’opera della Controriforma matura frutti di utilità sociale».[…] La lunga marcia dallo Stato alla società civile era stata percorsa dalla Chiesa cattolica con un successo che non trovava l’uguale in Europa, nemmeno nei paesi che del cattolicesimo si erano fatti paladini: la Spagna, la Francia. Nella Premessa al suo ormai classico Tribunali della coscienza, già nel 1996 Adriano Prosperi sottolineava il ruolo svolto dalla Chiesa cattolica nella costruzione della società civile italiana e, nello stesso volume, poco più avanti, ricordava: “All’incontro/scontro fra le strategie dell’inquisitore, del confessore e del missionario, si dovette l’impianto…di una realtà nuova: quella del cattolicesimo moderno. La costruzione dell’unità religiosa italiana dell’età moderna passò dunque attraverso una miscela disuguale di quelle strategie”. Alla vigilia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia non sembra inutile ripercorrere anche le vicende meno note della costruzione di una identità religiosa maggioritaria che, pur costituendo un elemento unificante della penisola ebbe, col processo risorgimentale, un rapporto difficile e contraddittorio. L’apertura degli archivi centrali del Sant’Ufficio, del fondo locale dell’Inquisizione di Siena e dell’Indice, conservati presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha mutato in modo sostanziale le prospettive di ricerca sull’Inquisizione in Italia e sui temi con essa collegati. Si è trattato, da parte della Santa Sede, di una iniziativa che ha consentito di rendere disponibile una documentazione fino a quel momento inutilizzata dagli studiosi.

Gli studi sull’Inquisizione romana, che già avevano conosciuto significativi sviluppi in precedenza hanno compiuto nuovi passi, soprattutto nel senso di una maggiore attenzione al funzionamento istituzionale del Sant’Ufficio, mentre non veniva meno l’attenzione per gli inquisiti:

“sotto le diverse formalizzazioni giuridico-teologiche dei reati inquisitoriali – eresia, lettura di libri proibiti, apostasia e false conversioni («marrani»), stregoneria, magia, bestemmia ereticale, santità ‘affettata’, sollicitatio ad turpia, bigamia, abusi dei sacramenti e così via – la conoscenza delle varie forme di intervento del tribunale della fede si è intrecciata a quella dei processati, arricchendo di una folla di nuovi protagonisti soprattutto il panorama della storia moderna tradizionalmente intesa.”

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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.