Il «Corriere dei Piccoli» nel Ventennio fascista. Una vetrina dei miti del regime
Uno degli obiettivi del fascismo, una volta salito al potere, è quello di creare un nuovo modello di cittadino forte e leale alla nazione fascista. Il progetto educativo totalitario, rivolto ai giovani e ai bambini, diviene un metodo efficace per plasmare le coscienze del futuro e fidelizzare le masse. Ai fini di creare un’identità nazionale che rimanga stabile negli anni, il progetto pedagogico fascista è globale ed integrato, andando ad includere non solo la scuola ed i canali ufficiali, ma editoria e stampa periodica, oltre che ogni aspetto del tempo libero.
Con questi fini, la letteratura per l’infanzia diviene una componente strutturale della pedagogia politica del regime nel Ventennio fascista. Le politiche editoriali e scolastiche contribuiscono a orientare selezione, produzione e circolazione dei testi, intrecciando interessi culturali e dispositivi di controllo. I periodici per ragazzi operano come infrastrutture di socializzazione politica, traducendo in narrazioni, immagini e rubriche le spinte del regime. Sul piano tematico, risultano ricorrenti modelli narrativi centrati su eroismo, sacrificio, cameratismo e moralizzazione dei comportamenti.
Anche i fumetti sono trasformati in «cassa di risonanza» di ideali e modelli educativi e comportamentali per l’inquadramento dei più piccoli. Gli anni Trenta sono caratterizzati da un proliferare di molte riviste che ospitano fumetti di diverso tipo, da quelli dedicati ai bambini, fino a quelli di avventura per i più grandi. Al fianco di fumetti esplicitamente propagandistici, il fascismo mantiene quelli di importazione americana ed inglese che, pur cercando di conservare una certa neutralità, vengono piegati ai fini del regime.
In questa sede si prende in considerazione il periodico che per primo importa il fumetto in Italia dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, vale a dire il «Corriere dei Piccoli». Nato a Milano il 27 dicembre 1908 come supplemento illustrato del «Corriere della Sera», il «Corriere dei Piccoli» inaugura un nuovo mercato editoriale per l’infanzia grazie a Paola Lombroso Carrara che, con finalità pedagogiche, vuole coniugare intrattenimento e formazione culturale a misura di bambino. Sul piano formale, la testata adatta i comics d’importazione riducendo l’uso dei balloon e privilegiando didascalie in rima sotto le vignette, ritenute più congruenti con la funzione educativa. Accanto alle storie illustrate, il settimanale propone rubriche, giochi e testi narrativi e divulgativi, configurandosi come dispositivo culturale complesso e non riducibile al solo fumetto. La rivista, in questa prospettiva, si colloca all’incrocio tra industria editoriale e progetto educativo, trasformando la lettura infantile in un’esperienza guidata e socialmente riconosciuta. Il suo modello combina, infatti, pedagogia e consumo culturale, contribuendo a definire pratiche di lettura e forme di intrattenimento che incidono sulla cultura dell’infanzia in Italia. Nel complesso, il «Corriere dei Piccoli» si presenta come un laboratorio di mediazione tra tradizioni letterarie, innovazioni grafiche e istanze formative, che orienta gusti e immaginari del giovane pubblico.
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