Il documento manifesto: strumenti e percorsi di ricerca
Il progressivo interesse nei confronti del manifesto politico da parte di un numero crescente di discipline e aree scientifiche, ognuna con i propri strumenti analitici e interpretativi ne ha progressivamente rivelato l’importanza e la rilevanza. Non solo gli storici, ma anche gli studiosi di storia dell’arte, di comunicazione politica, di scienze politiche e visuali, e ancora sociologi, antropologi, semiologi, hanno iniziato a guardare negli ultimi anni con sempre maggior interesse a questo documento, indagandone caratteristiche e potenzialità. Oltre al suo contenuto manifesto, l’immagine può evocare, citare, alludere, ammiccare, attraverso dettagli e aspetti formali, stilistici, cromatici. Evidenti o impliciti, lasciati alle competenze del destinatario. Il significato è il frutto dei linguaggi visivi utilizzati: fotografico, realistico, grafico, astratto. Il manifesto definisce non solo il proprio interno ma è in grado di lavorare sul suo esterno, instaurando una serie di relazioni e definendo il punto di vista di chi lo guarda. In definitiva un documento “complesso” e pertanto significativo della storia politica ed istituzionale, del costume, della cultura alta e bassa e dei suoi tempi, per chi è in grado di interrogarlo e di farlo parlare. Un documento troppo a lungo considerato di second’ordine dai suoi stessi realizzatori e di poco interesse dai soggetti deputati alla sua, forse troppo complicata, conservazione. Una fase e un atteggiamento in via di superamento, come il convegno di oggi sta a dimostrare, proprio nel momento in cui ila stagione del manifesto politico cartaceo sembra volgere al termine scalzato nuovi supporti e artefatti comunicativi digitali, che pongono ancora più grandi problemi relativi al loro statuto e alla loro preservazione
Questo contributo al convegno Via col voto: il manifesto politico e sociale nell’Italia del 900 organizzato dall’Archivio centrale dello Stato in occasione della presentazione del recupero di un consistente fondo di manifesti prodotti per le elezioni politiche del 1953, muove dalla ricerca alla base del volume I Manifesti politici, dedicato a ripercorrere la storia e l’evoluzione del manifesto politico italiano in età repubblicana. Prestando particolare attenzione alla campagna elettorale del 1953, oggetto del fondo di manifesti recuperati e tappa rilevante del processo di elaborazione e evoluzione dei linguaggi della propaganda, l’articolo si propone quale una più ampia riflessione sul percorso del manifesto politico-elettorale inteso quale documento storico e culturale, sulla sua specificità comunicativa e, infine, sulla sua recente evoluzione in nuovi formati e supporti, con i problemi di archiviazione e conservazione connessi.
Il manifesto politico nasce nella seconda metà dell’Ottocento quale versione pubblica di documenti o discorsi, sul modello degli editti e dei bandi. La forma prevalentemente è quella di un testo scritto, corredato da minimi elementi grafici e iconografici: i caratteri tipografici, il colore, raramente più di due, qualche simbolo. L’incontro sul finire dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento con l’illustrazione e il disegno comporta una sua prima rivisitazione. L’immagine mette infatti il manifesto politico in contatto non solo con i vocabolari simbolici della politica sviluppati sino a quel tempo, ma anche con i codici e le estetiche della pubblicità, con le iconografie delle avanguardie artistiche, con i repertori visuali bellici e militari. La Prima guerra mondiale svolge un ruolo centrale nello sviluppo dell’iconografia e della propaganda per immagini, che risultano strumenti essenziali per supportare lo sforzo bellico, promuovere l’arruolamento, sostenere tanto il fronte militare, quanto quello interno. Nasce così un linguaggio universale, costruito su stilemi e topoi che travalicano confini e trincee.
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