Il manifesto come documento. Nuovi criteri di descrizione
In Archivio centrale dello Stato, le necessità di gestione e descrizione del cospicuo numero di manifesti conservati ha condotto all’elaborazione di una nuova scheda descrittiva che si propone di coniugare necessità archivistiche e di ricerca storica
Negli ultimi dieci anni l’attenzione nei confronti delle aggregazioni di manifesti è notevolmente cresciuta. Per comprendere le ragioni che hanno portato ad un aumento dell’interesse, è necessario innanzitutto definire l’oggetto di questa trattazione.
Quando si parla di manifesto ci si riferisce ad una specifica categoria di oggetti comunicativi che possono essere redatti su supporti diversi e la cui specificità viene di solito individuata nel grande formato. È pertanto necessario sin da subito chiarire che la tipicità di questi prodotti non risiede nelle dimensioni del supporto – o comunque non soltanto in esse – ma nel suo voler essere più pubblico possibile, nella sua volontà di raggiungere il più alto numero di persone tramite affissione pubblica e utilizzo di forme ed espressioni comunicative e grafiche che siano in grado di catturare l’attenzione e trasmettere in modo rapido e sintetico un messaggio.
Oggi siamo tutti concordi nel definire l’insieme dei manifesti prodotti o comunque raccolti da un determinato soggetto nel corso della sua attività come un archivio. Eppure non è in seno alla disciplina archivistica che sono state rivolte le prime attenzioni all’oggetto “manifesto”; per molto tempo ha prevalso una visione del manifesto declinata secondo i suoi caratteri estrinseci: il suo essere quindi ascrivibile alla categoria del “materiale a stampa”. Sono state dunque le biblioteche pioniere nella descrizione di questa tipologia di oggetti. La pubblicazione di linee guida ha rappresentato una fase di studio, di sperimentazione che ha portato a una successiva catalogazione in SBN di documenti grafici quali manifesti, disegni e incisioni.
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