Il nunzio Antonio Grimani tra granduca e Inquisizione nel caso pisano delle famiglie sefardite

Il nunzio Antonio Grimani tra granduca e Inquisizione nel caso pisano delle famiglie sefardite

Abstract: Il processo delle famiglie sefardite giunte a Pisa nel 1606 è stato analizzato sia in una prospettiva di lungo periodo tra granduca e Inquisizione sia dal punto di vista delle donne accusate. L’articolo esamina il caso pisano soffermandosi sul ruolo in esso svolto dal nunzio pontificio Antonio Grimani. Da un lato, il nunzio – dotato di una funzione di vigilanza contro l’eresia, ottenne la delega da Roma per dirigere il processo, dopo una prima fase condotta dal Tribunale degli Otto di Guardia e Balìa. Dall’altro, le dinamiche della sua gestione si legarono con le relazioni politiche tra Roma e Firenze e con le non sempre facili interazioni con il Sant’Uffizio. L’analisi mostra che Grimani, nonostante l’apparente obbedienza al Sant’Uffizio, agì probabilmente in accordo con Ferdinando I de’ Medici, irritando Roma e producendo per il suo successore – Agostino Valier – una restrizione dell’elastica funzione di salvaguardia dell’ortodossia fino ad allora concessa al nunzio pontificio inviato nel Granducato.

The trial of the Sephardic families that arrived in Pisa in 1606 has been analysed from two distinct perspectives: firstly, from a long-term viewpoint of the relations between the Medici power and the Roman Inquisition; and secondly, from the position of the women accused. The present article examines the role played by the papal nuncio Antonio Grimani in the Pisa affair. On the one hand, the nuncio, charged with the responsibility of maintaining vigilance against heresy, was granted the authority to oversee the proceedings by the Roman authorities following the conclusion of the initial phase, which was conducted by the Medici tribunal of the Otto di Guardia e Balìa. On the other hand, the dynamics of his leadership were linked with the political relations between Rome and Florence and the not always straightforward relations with the Holy Office. The analysis demonstrates that Grimani, despite appearing to be obedient to the Holy Office, was likely acting in collaboration with Ferdinando I de’ Medici, which caused discontent in Rome and led to his successor – Agostino Valier – limiting the flexible function of safeguarding orthodoxy that had previously been attributed to the apostolic nuncio in the Granduchy.

Aspetto specifico interno alla grande parabola della diaspora sefardita della prima età moderna fu – come ampiamente illustrato dagli studi – la migrazione in Toscana durante il principato di Ferdinando I. Episodio inscritto nella politica di accoglienza esperita dal granduca attraverso l’emanazione delle Livornine (1591-93) fu il caso delle famiglie ebree giunte a Pisa e processate nell’estate del 1606. Difatti, come noto, attraverso tali provvedimenti, Ferdinando incoraggiò l’ingresso di stranieri di ogni nazionalità a Livorno e Pisa, offrendo condizioni particolarmente favorevoli. Per i sefarditi tali prerogative si tradussero nella possibilità di stabilirsi nelle due città, di circolare liberamente senza essere obbligati a portare un segno distintivo, costretti in un ghetto o dover accettare l’integrazione in una casa di catecumeni e avendo diritto al possesso di proprietà immobiliare.

Cionondimeno, i privilegi conferiti dalle Livornine trovarono una serie di limiti nell’azione dell’Inquisizione romana. Il Sant’Uffizio non considerò i provvedimenti ferdinandei in alcun modo ostativi alle proprie indagini, nel caso in cui i nuovi arrivati – giunti come “cristiani nuovi” – fossero stati sospettati di “criptogiudaismo”. Alla dialettica tra Inquisizione e Granducato nel periodo compreso tra il 1591 ed il 1655 Amerbach-Lynn ha recentemente ricondotto la stessa vicenda pisana del 1606. Secondo la studiosa, tale caso si inscrisse in una fase ancora fluida dei rapporti tra Granducato e Sant’Uffizio. Soltanto con i successori di Ferdinando I l’assetto delle dinamiche tra potere mediceo ed inquisizione romana si definì progressivamente in un più consolidato modus vivendi di sostanziale collaborazione, garantito dai buoni rapporti instaurati tra granduca e vicari del Sant’Uffizio in Toscana.


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Autore

  • Francesco Vitali

    Francesco Vitali got a PhD in “History of Modern Europe. National Cultures and idea of Europe” at “La Sapienza – University of Rome” in 2005. Since 2019 he has been a member of the editorial Staff of the historical reviews «Giornale di Storia» and «Nuova Rivista Storica». He currently is a researcher affiliated with “La Sapienza – University of Rome”, Department of Political Science. His studies focus on political, diplomatic and religious Florentine, Mediterranean and European Early Modern History. He was speaker at some national and international conferences. Among his works there are: Pierfrancesco Giambullari e la prima storia d’Europa dell’etá moderna, Milano, FrancoAngeli, 2011; Giambullari, Gelli e la Discesa di Christo al Limbo di Bronzino: un’ipotesi interpretativa, «Archivio Storico Italiano», CLXXI, 2013, n. 4; I nunzi apostolici nella Firenze di Ferdinando I, Roma, Nuova Cultura, 2017; Donne ebree sotto processo a Pisa tra gli Otto di Guardia e Balìa e l’Inquisizione: un caso del 1606, in Donne e Inquisizione, a cura di M. Caffiero e A. Lirosi, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2020; Rapporti e manovre diplomatiche tra Ferdinando I e Venezia nel carteggio dei Nunzi pontifici inviati a Firenze, in Et ventis adversis Liber amicorum Eugenio Di Rienzo, a cura di E. Gin, A. Guerra, M. Rinaldi, V. Sommella, Roma, Dante Alighieri, 2022.
    Francesco Vitali ha conseguito il Dottorato di ricerca in “Storia moderna. Culture Nazionali ed idea d’Europa”, presso La Sapienza, Università di Roma, nel 2005. Dal 2019 è membro del comitato di redazione del «Giornale di Storia» e di «Nuova Rivista Storica». Attualmente, è ricercatore (tipo B) presso il Dipartimento di Scienze Politiche, La Sapienza, Università di Roma. Si occupa soprattutto di storia della prima età moderna fiorentina ed europea, sotto il profilo politico, diplomatico e religioso-culturale. È stato relatore a convegni nazionali ed internazionali. Tra le sue principali pubblicazioni: Pierfrancesco Giambullari e la prima storia d’Europa dell’etá moderna, Milano, FrancoAngeli, 2011; Giambullari, Gelli e la Discesa di Christo al Limbo di Bronzino: un’ipotesi interpretativa, «Archivio Storico Italiano», CLXXI, 2013, n. IV; I nunzi apostolici nella Firenze di Ferdinando I, Roma, Nuova Cultura, 2017; Donne ebree sotto processo a Pisa tra gli Otto di Guardia e Balìa e l’Inquisizione: un caso del 1606, in Donne e Inquisizione, a cura di M. Caffiero e A. Lirosi, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2020; Rapporti e manovre diplomatiche tra Ferdinando I e Venezia nel carteggio dei Nunzi pontifici inviati a Firenze, in Et ventis adversis Liber amicorum Eugenio Di Rienzo, a cura di E. Gin, A. Guerra, M. Rinaldi, V. Sommella, Roma, Dante Alighieri, 2022