La grande proletaria ritorna. I profughi italiani d’Africa nelle fonti dell’Archivio Centrale dello Stato: un problema sociale e politico
Il flusso migratorio degli ex coloni diretti verso la madrepatria è stato un fenomeno globale di vaste proporzioni. Ha avuto inizio durante la seconda guerra mondiale, con la perdita degli imperi coloniali da parte di Italia e Giappone, ed ha coinvolto circa sei milioni di persone considerando solo gli europei (e tralasciando l’altrettanto imponente e complesso flusso migratorio degli ex colonizzati). Circa un milione di francesi sbarcò in Francia dall’Algeria, di cui la metà nella sola estate del 1962, e più di 500.000 portoghesi giunsero da Angola e Mozambico tra la fine del 1974 e l’inizio del 1976. Altrettanto catastrofiche furono le masse di giapponesi provenienti dalla Manciuria e dagli altri ex possedimenti coloniali. In questo scenario da esodo biblico, le proporzioni del caso italiano sono indubbiamente inferiori: tra il 1942 ed il 1949, secondo un rapporto dell’International Refugees Organization (Iro), gli italiani costretti ad abbandonare gli ex possedimenti coloniali e cercare accoglienza nella madrepatria furono più di 200.000, dei quali circa 94.000 provenienti dalla Libia e 112.000 dall’Africa Orientale Italiana (Aoi). Nonostante i numeri più esigui, il caso italiano fu di straordinaria complessità perché, collocandosi al termine del secondo conflitto mondiale, intersecava diversi ordini di problemi: l’emergenza rappresentata da profughi per conseguenza della guerra, le difficoltà legate alla ricostruzione nei primi anni post-conflitto, la decolonizzazione e il delicato dibattito interno ed internazionale circa il destino degli ex possedimenti italiani. A livello internazionale per quanto riguarda gli altri scenari menzionati finora il fenomeno è stato, in particolare negli ultimi vent’anni, molto studiato. Inizialmente interpretato come “riflusso” o “ritorno” in patria degli ex coloni, man mano che l’analisi dei singoli casi di studio nazionali procedeva venne riconsiderato come uno fra i movimenti migratori forzati causati dalla decolonizzazione – non necessariamente un ritorno, peraltro, dato che molti non avevano mai messo piede nella madrepatria – che rimodellò Europa (e Giappone) a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. In questa cornice, pochissima attenzione storiografica è stata finora data al caso italiano. La letteratura sulla decolonizzazione ha generalmente considerato quello italiano un esempio totalmente atipico e molto meno traumatico rispetto agli altri. Anche gli studi sul colonialismo italiano hanno dato poco seguito sia alle intuizioni di Angelo Del Boca, che inserì gli ex coloni nella narrazione dell’Italia fra coloniale e post-coloniale, sia all’invito di Nicola Labanca ad interrogarsi sulla peculiare fine del colonialismo italiano. Solo di recente gli storici hanno iniziato ad approfondire l’eredità coloniale dell’Italia repubblicana e, all’interno di questo quadro, a studiare il flusso migratorio degli ex colonizzati e quello degli ex coloni.
E_Ertola_I_profughi_italiani_d_Africa_nelle_fonti_dell_Archivio_Centrale_dello_Stato