Scritture. Teorie e prassi della scrittura tra filosofia, scienza e comunicazione – Introduzione – Le discipline documentarie fra evoluzione tecnologica e sviluppo socio-economico
Questo intervento vuole essere una riflessione sul ruolo, la storia e lo sviluppo delle discipline che oggi chiamiamo – genericamente – “documentarie”. La questione ruota attorno alla loro storia e alla capacità dell’insieme delle attività di ricerca che in esse si svolgono di costituire una trama cui progressivamente si sono legati in modo trasversale molti settori della cultura.
Possiamo vedere l’avvio di questo percorso nella nascita della diplomatica, un’attività che si sviluppa nello studio e nell’edizione dei documenti medioevali, ma che si forma soprattutto come supporto ai contenziosi giuridici sorti in età moderna, per l’esame dei documenti al fine di accertarne, in quelle sedi, l’autenticità. Da questo ruolo strumentale e di supporto nasce una raffinata metodologia di lettura storica dei documenti, sviluppando l’approfondimento giuridico e la capacità di leggerli attraverso lingue e approcci differenti per interpretarli e valutarne l’autenticità. Si tratta della costruzione di un modello che permetterà, nel XVII e XVIII secolo, di avere a disposizione uno strumento culturale versatile, utilizzabile in contesti socio-culturali diversi. La diplomatica e la paleografia hanno rappresentato una base metodologica che la storia ha largamente utilizzato con finalità politiche rilevanti, al tempo delle monarchie assolute: si pensi alle collezioni storico documentali prodotte dalle libere città contro Luigi XIV.
Anche il rinnovamento dell’archivistica e della bibliografia a partire dalla Rivoluzione Francese ha avuto un impatto notevole, allargando in poco tempo la loro prospettiva su un insieme di materie diverse e rendendone più articolata la struttura epistemologica. Questo processo non ha avuto praticamente più nessun arresto o ripensamento. Lo specifico disciplinare anzi diviene sempre più rilevante nella seconda metà del XIX secolo con la nascita dell’approccio positivista alle scienze storiche, archeologiche, linguistiche. Assistiamo non solo all’utilizzo della documentazione come strumento di lavoro e di ricerca per molte discipline umanistiche, ma allo sviluppo di un nuovo approccio basato sull’uso dei documenti anche in ambiti come la tecnologia e le scienze. Infine si assumono nuovi campi di utilizzo nell’approccio alla produzione e alla definizione del “documento”: il cinema, la fotografia, la musica, la pittura e le arti figurative, l’archeologia, la numismatica, lo studio dei documenti linguistici e l’antropologia tanto fisica quanto culturale.
Il senso compiuto di autonomia e di rigore scientifico permette alla documentazione e alle attività connesse di poter guardare all’insieme delle informazioni accumulate in molteplici luoghi come ad un materiale in cui è possibile rintracciare metodi comuni di classificazione, di interpretazione, di lettura incrociata. All’inizio del XX secolo l’opera di Paul Otlet sulla documentazione è dunque il risultato di una lunga riflessione sulla centralità epistemologica dell’uso e del concetto di documento e sulla sua interoperabilità e trasversalità verso molteplici approcci di lettura e di uso. Diventa realtà l’idea di una classificazione universale che possa dare vita a un’organizzazione sistematica e organizzata del sapere, integrando e sviluppando uno strumento di vasta portata, intelligente e condiviso, che vada al di là dei singoli settori di specializzazione, abbracciandoli e ricomprendendoli.
Nel passaggio dalle schede e dagli schemi di Otlet alla possibilità di utilizzare le attuali tecnologie evolute per implementare e potenziare gli usi della documentazione, vi è qualcosa di più complesso di una banale automazione dei processi: si sta infatti producendo un sostanziale ripensamento dell’idea di documentazione, pur all’interno del medesimo solco metodologico. Occorre infatti ripensare l’evoluzione del documento in una prospettiva che lo consideri allo stesso tempo strumento e oggetto del lavoro di descrizione, esame, interpretazione e disseminazione che è la principale finalità della documentazione, per integrare le informazioni settoriali in una prospettiva più ampia.
Il ruolo delle tecnologie ha visto nel corso del XX secolo trasformare profondamente anche discipline apparentemente lontane. Il ruolo della documentazione in ambito scientifico ne è la testimonianza oggi forse più evidente. La classificazione delle discipline scientifiche, il controllo intellettuale per l’accesso alla letteratura scientifica mondiale, lo sviluppo della valutazione della ricerca sulle occorrenze di articoli e pubblicazioni sono i figlioli (non sempre prodighi) della centralità delle attività che chiamiamo documentazione.
Lo stesso CNR, che sin dalla fine degli anni Venti ha tra i suoi compiti istituzionali anche quello di recepire e rendere disponibile la bibliografia scientifica nazionale, rappresenta il passo intermedio che ha portato, in ogni paese, a considerare il documento non più come uno strumento legato al passato ma come un quotidiano supporto per il lavoro di ricerca di vasti gruppi disciplinari sparsi per il mondo. L’idea stessa di trasformare il prodotto della documentazione scientifica in strumento di politica della ricerca, nazionale e internazionale, mostra la fecondità di quest’approccio. Sugli esiti non sempre felici dell’uso dello strumento, ovviamente, si può discutere, ma stando attenti a non gettare il bambino insieme all’acqua sporca. Al di là quindi delle specializzazioni, e della conoscenza puntuale che ogni ricercatore ed operatore in questo processo sviluppa, deve rimanere chiaro il fondo comune, la capacità cioè di affrontare il documento non solo nella sua natura puntualmente determinata, ma in una prospettiva di organizzazione delle idee e delle possibilità dei saperi, come uno strumento aperto a molti usi. Questo è possibile solo riconoscendo ai documenti, singolarmente presi, la capacità di interagire tra loro e con chi vuole leggerli. È un compito che obbliga gli studiosi delle varie discipline del documento a prendere atto della mobilità dei confini intra-disciplinari, recuperandone l’anima comune.
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