Narrazioni e tecnologie: una imprevista scrittura per descrivere il mondo
Over the past few decades, a new narrative form has been added to traditional narratives and is rapidly establishing itself. The advent of digital systems has generated the rapid transition from a linear narrative to a reticular one. The linear story that unfolds on the lines of the pages is has been replaced by the story that develops on a graph by combining words, data, images and other information quanta that can be found wherever there is a digital memory. Following the narrative form of the database, the author 'writes' by relating contents that are stored, in some organized form, in digital devices and does so by building an ‘interface’ capable of collecting and composing the elements (data) that constitute its lexicon. Here this new scenario is analyzed, and its impacts are discussed.
Se si ascolta la parola “narrativa” il primo pensiero va a quel genere letterario che usa la prosa per comporre romanzi, racconti, novelle o fiabe, opere teatrali o trame di film. Ci è quindi facile pensare a quelle opere nelle quali un autore riempie sequenze di righe e di pagine per descrivere fatti reali e/o immaginari facendo uso della prerogativa di interpretarli liberamente o tentando una descrizione oggettiva dei fatti. Ovviamente, in una visione più ampia, la narrativa è l’insieme delle opere di narrazione scritte dagli esseri umani. Sempre in riferimento alla narrativa, ci viene immediato pensare anche alle “tecnologie” che l’hanno resa possibile. I libri, le riviste, i giornali, i copioni o comunque le raccolte di pagine vergate da inchiostro più o meno creativo. Oltre ai diversi mezzi che hanno permesso l’espressione della narrativa, non deve apparire strano pensare ad essa stessa come una tecnologia, cioè come una maniera inventata dagli uomini per trattare in modo sistematico un soggetto, un argomento. Quest’ultima questione potrebbe apparire di interesse limitato. Tuttavia, per fugare questa sensazione errata, occorre considerare che senza la narrativa creata nei millenni e senza le tecnologie che l’hanno resa possibile, l’umanità che conosciamo, e che siamo, non esisterebbe. La tesi di alcuni evoluzionisti è che il raccontare storie ci ha reso umani, come ha spiegato Jonathan Gottschall, nel suo libro L’istinto di narrare. La narrativa che abbiamo saputo creare nei millenni ci ha permesso di diventare umani, esseri sociali coscienti.
È certamente fatta di questo l’idea convenzionale che abbiamo o che abbiamo avuto fino a poco tempo fa della narrativa. Eppure, un elemento di potenza delle scritture è la loro capacità evolutiva e da alcuni decenni alle narrazioni tradizionali si è aggiunta una nuova forma di scrittura che si sta imponendo rapidamente, quasi con violenza. È nuova e non per questo necessariamente migliore. Si tratta di una non convenzionale e inconsueta narrazione del mondo che si esprime e si impone attraverso la rete. È una forma di narrativa che si esprime attraverso le grammatiche digitali e le nuove semantiche rappresentative che l’online rende possibili e che non amano fissarsi staticamente su un foglio ma vivono di una “quasi informe” dinamicità. Senza scomodare massime abusate (vedi Marshall McLuhan e il suo «The medium is the message») non è difficile comprendere come le tante inedite forme di datificazione, di ipertestualità, di decomposizione e aggregazione delle informazioni e di espressione creativa che il digitale ha messo in campo, abbiano ormai determinato un quadro narrativo mai prima osservato.
D_Talia_Narrazioni_tecnologie_13_01