Dall’osteria al Wine 2.0: la domanda di vino nella società italiana contemporanea

 

L’indiscutibile successo mondiale di cui oggi gode il vino italiano è il risultato di una progressiva trasformazione del settore cominciata dopo la nascita del Regno d’Italia. A partire dal 1861, all’interno dell’intera filiera enologica nazionale si iniziò ad operare un profondo rinnovamento che includeva tutte le fasi, dalla coltivazione della vite alla commercializzazione del vino, dalle delicate operazioni tecniche di vinificazione alla nascita di una specifica domanda atta a sostenere i cambiamenti da affrontare. Considerato il negativo punto di partenza, il percorso di rinnovamento compiuto dall’industria enologica italiana non appariva né facile né scontato. Perciò l’evoluzione conosciuta dal settore del vino nel corso di un secolo e mezzo deve essere considerata come un caso simbolico nel sistema economico di un paese che, alle soglie del XXI secolo, ha trasformato lo sfaccettato settore dell’agri-food in uno dei principali punti di forza dell’economia nazionale.

Parlare di domanda di un prodotto agro-alimentare così carico di soggettività e valenze sociali implica il superamento dell’analisi del semplice andamento statistico relativo la sua produzione, delle vendite e persino dei consumi pro-capite (sempre presunti). Analizzare la posizione del vino nella società contemporanea italiana implica pure seguire la “lunga transizione” alimentare che intercorre tra la scarsità e l’abbondanza alimentare, tra la pellagra di fine Ottocento per il quasi esclusivo consumo di mais e la diversificazione dei cibi negli anni del boom economico.