Dal carcere alla Masseria. A mano libera si può afferrare una seconda opportunità. Intervista a don Riccardo Agresti
«Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe»
Madre Teresa di Calcutta
Le parole di Madre Teresa di Calcutta ben si prestano a descrivere il lavoro svolto da don Riccardo Agresti nella Masseria di San Vittore, ad Andria. Il progetto diocesano “Senza Sbarre” è l’alternativa al carcere incentrata sull’inclusione, consistente nel riportare il detenuto nella comunità – dalla quale la pena lo aveva allontanato – investendo su di lui in termini di formazione e abilitazione socio lavorativa. L’idea centrale è quella di non identificare «mai più il reato commesso con l’esclusione dell’uomo dalla società». Bensì stare accanto a chi ha sbagliato per aiutarlo a cambiare, a rintracciare dei sani principi di vita e – perché no – dei sogni che possano avere delle ricadute positive sulle stesse comunità di accoglienza. È necessario, affinché questo avvenga, sospendere il giudizio. Essere umani! Non predicarlo, esserlo.
Galera, carcere, prigione, gattabuia, istituto penitenziario, casa di reclusione. Fra tutti i sinonimi che ogni epoca ha coniato per il luogo deputato a limitare le libertà personali di tutti coloro che sono in attesa di un processo o debbono espiare una pena non c’è, certamente, la Masseria. Come ci ricorda Giannicola Sinisi – nel volume Senza Sbarre edito da A mano libera nel 2019 – ci vuole una visione rivoluzionaria, una concezione eversiva della vita, per rompere uno schema millenario ed immaginare un mondo nuovo senza sbarre. Come nasce questo progetto?
Non vi era alcun progetto è stata la provvidenza a portarmi su questo cammino. La mia esperienza pastorale di parroco all’interno di una comunità di periferia mi ha permesso di vederne le piaghe micro e macro di criminalità diffuse, famiglie divise, bambini che inventavano scuse per giustificare l’assenza dei genitori dal catechismo. E così sono divento un ponte tra carcere e mondo, condividendo questa esperienza con don Vincenzo Giannelli. Inizialmente aiutando le famiglie a recapitare le lettere ai loro cari in stato di detenzione, piccoli ma importanti gesti quotidiani, ecc. era il 2007 e via via mi rendevo conto che fosse necessario fare di più. Attualizzare le parole del vangelo. Il mio è un compito nuovo e non preventivato.
“Senza Sbarre” è un progetto della diocesi di Andria creato e realizzato dall’Associazione “Amici di San Vittore Onlus” in collaborazione dapprima con la Caritas Italiana poi con la Conferenza Episcopale Italiana. A cosa mira? Ad attuare l’esecuzione della misura alternativa al carcere attraverso l’accoglienza dei detenuti o ex detenuti in una Masseria. Questo luogo educativo vuole formare e inserire nella comunità parrocchiale e civile l’uomo ferito che, con l’aiuto di tanti, è guarito ed amato. Il sacerdote che entra nel carcere per portare conforto porta con sé la propria vocazione e la convinzione che non basta punire i crimini ma che bisogna salvare le persone.
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