Una Musa albanese alla Sapienza. Giornata di studi in onore di Musine Kokalari – Indirizzo di saluto

Questa giornata di studi dedicata a Musine Kokalari per il centesimo anniversario della sua nascita è un’occasione veramente lieta anche dal punto di vista della Direzione generale archivi. Difatti la diffusione di questa storia – non vorrei dire semplicemente la pubblicazione di questo volume, perché viene ricostruita una vera e propria storia di vita, una storia che non conoscevamo prima di questa iniziativa – è il risultato di un progetto di ricerca che la Direzione generale archivi sostiene da molti anni, malgrado le risorse sempre più ridotte che purtroppo caratterizzano i nostri bilanci. È un progetto di ricerca sulle scritture femminili che ha consentito, adottando un’ottica un po’ diversa da quella tradizionale in uso nei lavori di riordinamento, censimento e schedatura negli archivi, di portare in esponente alcuni documenti che senza questo approccio, senza questo punto di vista particolare, che ricerca le testimonianze delle donne all’interno di archivi diversi, sarebbero rimasti forse oscurati dalle masse documentarie di cui fanno parte.

1.31 Prima pagina manoscritto
La mia vita universitaria, stesura manoscritta: prima pagina (AQSh)

Si tratta di un progetto per noi molto importante che ha avuto il merito di portare alla luce numerosi documenti inediti e l’ultimo esito – spero solo per ora perché stiamo già assicurando un altro piccolo finanziamento – è il testo di cui si parla oggi e la lunga ricerca che ha condotto a questa edizione critica. Sono memorie che ho letto con grandissimo interesse perché riflettono una serie di tematiche degne di nota ed estremamente attuali. Anzitutto, c’è l’aspetto dell’incontro fra una persona proveniente da una cultura all’epoca, diciamo così, “periferica” e la grande città; un aspetto, se vogliamo, non nuovo ma rispetto al quale, quando ho cercato di farmi venire in mente testimonianze di altro genere dello stesso periodo o di periodi vicini, sono riuscita a richiamarne solo maschili. Non so se sia una mia lacuna o una lacuna degli studi sulla memorialistica, ma questa narrazione è la prima al femminile che mi capita di leggere. Ricordo, ad esempio, alcune delle prime lettere di Gramsci alla famiglia in Sardegna una volta arrivato a Torino, ma non altri testi in tal senso con protagoniste delle donne.