Una Musa albanese alla Sapienza. Giornata di studi in onore di Musine Kokalari – Indirizzo di saluto

È una felice circostanza che questa giornata di studi in onore di Musine Kokalari si svolga a pochi giorni di distanza dalla celebrazione per gli ottant’anni della nuova sede universitaria della Sapienza, inaugurata nel 1935. A soli tre anni dall’inaugurazione Musine saliva con trepidazione la scalinata, ancora nuova, liscia e luminosa, dell’edificio di Lettere e Filosofia, per seguire le sue prime lezioni. Uno dei frutti di quella permanenza è il diario La mia vita universitaria, che Musine scrisse in italiano e la cui edizione, qui presentata, è stata curata da Mauro Geraci e Simonetta Ceglie, arricchita inoltre da un saggio di Visar Zhiti.

12. Kokalari: La consapevolezza della scrittura e la resistenza
S. Ceglie, M. Geraci (a cura di), M. Kokalari, «La mia vita universitaria». Memorie di una scrittrice albanese nella Roma fascista (1937-1941), Roma, Viella, 2016: frontespizio

 

Le battute iniziali di Mauro Geraci nella introduzione al volume mi hanno toccato profondamente, perché hanno evocato qualcosa che sempre ho sentito nel profondo, prima ancora di pensarlo e verbalizzarlo. I luoghi che frequentiamo ogni giorno, questa Sapienza, dove lavoriamo, ridiamo, ci arrabbiamo, parliamo e sparliamo, dove conduciamo in maniera spesso disattenta la vita, hanno visto altri in anni lontani vivere, ridere, attendere un futuro che si pensava ricco di promesse e che può invece essersi chiuso fino a far soffocare, hanno accolto nostri sconosciuti fratelli e sorelle di cui non sapremo mai nulla, ma che hanno avuto i nostri stessi sentimenti e hanno calpestato i pavimenti e i lastricati che ora, anche se per poco, sono nostri (perché per tutti il tempo è poco e quello che crediamo nostro è provvisorio e in prestito).

Ma, per fortuna e soprattutto per la buona volontà o per l’ispirazione di alcuni, la memoria a volte viene restituita, come recita il titolo La memoria restituita. Fonti per la storia delle donne della bella Collana diretta da Marina Caffiero e da Manola Ida Venzo, nel quale il volume è stato accolto.