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Giuseppe Caronia: profilo storico di un “Giusto” siciliano

ABSTRACT

Il presente saggio intende ricostruire, anticipando un volume di prossima pubblicazione, il profilo storico di Giuseppe Caronia, medico specializzato in vaccini e malattie dell’infanzia, e politico prima nel Partito Popolare Italiano e poi nella Democrazia Cristiana. Nel 1943-1944 egli riuscì a salvare circa novanta persone dalle persecuzioni naziste nella Roma occupata dopo l’8 settembre. Nel corso di questa breve trattazione gli avvenimenti che lo videro protagonista verranno illustrati anche attraverso alcuni documenti, riordinati e catalogati da chi scrive tra il 2013 e il 2016, e in parte conservati in quello che fu il suo archivio personale.

Giuseppe Caronia nacque a San Cipirello il 15 maggio 1884 da una famiglia medio borghese formata da Francesco e Rosalia Rizzuto e da altri 5 fratelli: Giacomo (futuro impiegato comunale), Giovanni (futuro farmacista e proprietario di un magazzino di medicinali all’ingrosso), Cesare (futuro monaco cappuccino), Luigi (futuro docente universitario) e Antonio (futuro Prelato Domestico del Papa). Dopo aver studiato all’Università degli studi di Palermo si laureò nel 1911 in medicina e chirurgia, cominciando ad esercitare, nel campo delle malattie per l’infanzia, prima nel quartiere Brancaccio della città poi a Napoli ove, sotto la guida di Rocco Jemma, riuscì a raggiungere importanti risultati nelle ricerche sui vaccini e infine a Roma, dove nel 1922 vinse il concorso per la cattedra di professore ordinario di pediatria. Tra i suoi lavori, uno dei più importanti fu quello relativo al vaccino per la Leishmaniosi interna.

All’inizio degli anni Venti aderì al Partito Popolare, la formazione politica fondata da Don Luigi Sturzo nel 1919, e prese la decisione di candidarsi come deputato nelle elezioni del 1924. Purtroppo non vi sono molte tracce della sua campagna elettorale nella Sicilia di quell’epoca, a parte un racconto annotato nella propria autobiografia, Con Sturzo e con De Gasperi. Uno scienziato nella politica Giuseppe Caronia – in cui viene anche indicato il futuro primo presidente della Regione Sicilia, Alessi, come suo sostenitore nei comizi e una serie di lettere scritte a Don Luigi Sturzo, del quale diverrà in seguito confidente e medico, in cui gli riferiva della scarsa organizzazione del partito in quelle zone. Dalle elezioni del 1924, le ultime libere del Regno d’Italia, Caronia uscì sconfitto e non gli restò altro che ritornare al suo mestiere di medico e docente universitario, senza tuttavia perdere i contatti con la dirigenza del Partito Popolare.

In seguito al delitto Matteotti firmò l’atto di accusa contro Emilio De Bono e nel giro di pochi mesi diventò un bersaglio dell’ala più dura del fascismo fuori e dentro il Parlamento.

Negli atti del processo contro De Bono ed altri Caronia fu citato solo una volta:

[…] le prime adesioni vennero subito dagli sturziani, […]. Un gruppo di intellettuali fra i quali ricordiamo Ansaldo, Achille Battaglia, […] G. Caronia, […], immediatamente sostenne l’iniziativa con una lettera a Donati di cui furono distribuite le copie, confermando la più viva riconoscenza per questo atto coraggioso […].

Tra il 1925 e il 1928 il medico subì una vera e propria persecuzione giudiziaria da parte del regime fascista, documentata da numerosi quotidiani come «il Resto del Carlino», «il Messaggero», «il Popolo di Roma» e da una pubblicazione della federazione fascista universitaria, «La Rivolta Ideale», in seguito querelata pesantemente da Caronia. Egli fu accusato, quasi sempre a seguito di delazioni, di appropriazioni indebite, nonché di aver praticato delle iniezioni a dei bambini senza alcun consenso e anche di essere un pericoloso antifascista che lanciava offese all’operato del governo e di Mussolini stesso. Dopo quasi due anni, in cui dovette sopportare prima la sospensione dallo stipendio e poi la censura, alla fine fu scagionato da ogni accusa.

All’inizio del 1928, nonostante la questione fosse ormai chiusa, fu disposto il trasferimento forzato del medico siciliano da Roma a Napoli per ricoprire un ruolo marginale rispetto ai suoi meriti. Durante quei terribili mesi s’interessò brevemente di questa faccenda Antonio Gramsci il quale, mentre aspettava di essere trasferito al confino, scrisse alla sorella di provare pena per quanto stesse subendo Caronia. Ma si trattò solamente una riga in una lettera, perché in seguito Caronia non fu più nominato da Gramsci. Tra i ricordi del professor Caronia sul suo arrivo nella città partenopea vi è una nota, riportata in seguito nell’autobiografia, in cui si legge:

Non vi esistevano locali per il nuovo insegnamento. Nonostante tutto il suo interessamento per poter riprendere, per quanto in altra sede, la sua vita scientifica e didattica, non otteneva mai nulla.

Tra la metà del 1928 e il 1929 però, oltre a ricevere una richiesta di collaborazione da un medico di Leningrado, riuscì a recarsi in America per lavorare due anni con la prestigiosa clinica Rockefeller e la Hooper Foundation, esperienza raccontata da alcuni quotidiani locali. Tra la fine del 1930 e l’inizio del 1931, dopo il suo ritorno dall’America e un suo incontro segreto con Luigi Sturzo, con il quale manteneva una fitta corrispondenza clandestina, fu costretto a giurare fedeltà al regime fascista senza però prendere alcuna tessera d’iscrizione al partito. In seguito a ciò, tra il 1932 e il 1935 fu avvicinato da diversi esponenti di spicco del regime tra i quali il ministro dell’Educazione Nazionale De Vecchi, che affermò di auspicarsi che tutti i fascisti fossero come Caronia, il viceministro dell’Interno Guido Buffarini Guidi e il capo della polizia Bocchini. In virtù di queste sue nuove conoscenze, che in seguito faranno nascere dei sospetti sulla sua reale qualifica di antifascista, Caronia rientrò a Roma nel 1935 e riprese il suo lavoro all’Università come direttore della clinica di malattie infettive, nonostante il regime di sorveglianza nei suoi confronti non cessasse almeno fino al 1937-1938.

In un periodo non precisato prima dello scoppio della guerra Caronia fu chiamato, tramite anche l’insistenza del vice ministro dell’Interno Guido Buffarini Guidi, a curare Anna Maria Mussolini, la figlia più piccola del dittatore ammalata di poliomielite. La sua presenza fu richiesta per accelerare l’invio di un potente siero sperimentale, indispensabile per alleviare le difficoltà dell’illustre paziente. Anni dopo Caronia raccontò di aver avuto dei seri problemi al momento della visita, perché si rifiutò di fare il saluto fascista davanti ai presenti.

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