Linda Kokalari

Sono molto commossa ed emozionata. Non vorrei parlare de La mia vita universitaria, perché non credo di poterlo fare meglio degli interventi che mi hanno preceduto; dunque vorrei parlare delle mie emozioni a partire dal momento in cui ho ricevuto la notizia dell’uscita di questo volume. Quel giorno comprai subito un mazzo di rose bianche e andai direttamente da Musine e seduta lì, davanti alla sua tomba, le dissi: «Guarda che ho delle grandi notizie, ti porto delle bellissime notizie. È uscito il tuo libro, è uscito in Italia; è stato pubblicato in italiano come l’avevi scritto tu, senza cambiare niente, nemmeno una virgola. Chi l’avrebbe mai detto? Chi l’avrebbe neppure mai pensato. Sarebbe stata una cosa impensabile venti o trent’anni fa».

E guardando la sua foto, il suo sorriso enigmatico (che potete vedere in tantissime sue immagini) mi è sembrato di sentirla dire: «Tu non l’avresti mai detto, mai pensato, ma io sì». […]

3.13 Villa Borghese bar
Roma, Musine Kokalari (a destra) col nipotino Hektor (al centro) e il fratello Hamit in un bar di Villa Borghese (foto da collezione privata di H. Kokalari)

 

Karolinë Kokalari

Sono molto felice e molto onorata di parlare oggi di mia zia Musine che ha fatto e scritto così tanto per me e per noi quando eravamo piccoli. Il giorno che partì per Roma per iscriversi all’università (il 15 gennaio 1938) avevo appena due anni e devo dire la verità che non ho ricordi di questa partenza. Leggendo e riflettendo, però, su quello che mia zia ha scritto nelle memorie mi sembra di rammentare quello che disse in mezzo a tutto quel trambusto della partenza per Roma: «Non dimenticherò mai le mani di Karolinë che mi abbracciavano e non volevano lasciarmi andare». […]

3.14 Villa Borghese
Roma, Musine Kokalari (a destra) col nipotino Hektor (al centro) e il fratello Hamit a Villa Borghese (foto da collezione privata di H. Kokalari)