L’infanzia tra le rovine: nuove umanità post-apocalittiche nel romanzo Quinzinzinzili
Il genere narrativo post-apocalittico, caratterizzato dalla rappresentazione di mondi che prendono forma dopo delle catastrofi globali di svariato tipo – dai cataclismi ambientali alle devastazioni belliche, esplorando le conseguenze di una distruzione irreversibile e su scala globale che colpisce sia lo spazio fisico che quello culturale – ha assunto negli ultimi anni una rilevanza crescente nel panorama editoriale. A fronte di una sempre maggiore instabilità sociale, di differenze sempre più marcate tra popoli, classi sociali, contesti di riferimento, e agli albori di una crisi ambientale che si fa sempre più evidente, il genere post-apocalittico estremizza le problematiche più attuali portando alla catastrofe ultima, ovvero la fine del mondo. La pervasività di questo genere nella narrativa e nella filmografia contemporanea non è quindi casuale, ma riflette le inquietudini vissute dall’umanità di fronte alle crisi e la ricerca di strumenti narrativi e formativi per elaborare paure e immaginare futuri alternativi. La letteratura post-apocalittica non si limita infatti a rappresentare la fine, ma spesso si configura come un atto di denuncia e un potente strumento di riflessione critica sui paradigmi che delineano la nostra società. Le storie che riguardano la fine – e anche il nuovo inizio – del mondo offrono un prezioso strumento di analisi e delle chiavi interpretative innovative per comprendere le sfide della contemporaneità e stimolare un cambiamento radicale.
Si sceglie qui uno specifico caso di studio, il romanzo francese Quinzinzinzili (1935) di Régis Messac, poiché la sua esplorazione della sopravvivenza in un mondo in rovina e la cruda rappresentazione del comportamento umano (e in particolare infantile) in condizioni estreme lo rendono significativo per comprendere le radici e i temi ricorrenti del genere post-apocalittico e le sue valenze formative. Pur offrendo una visione particolarmente disincantata e pessimista del futuro, l’opera invita i lettori a prendere coscienza e “farsi carico” del potenziale distruttivo dell’essere umano