L’infanzia tra le rovine: nuove umanità post-apocalittiche nel romanzo Quinzinzinzili


Abstract: L’articolo analizza il genere post-apocalittico con particolare attenzione al ruolo ambivalente dell’infanzia. Lo studio si sofferma sull’analisi del romanzo francese Quinzinzinzili (1935) di Régis Messac per dimostrare come nell’opera le figure di bambini e bambine siano il simbolo di un’umanità intrinsecamente selvaggia e brutale. Queste figure scardinano la concezione romantica dell’infanzia serenamente immersa nella natura per proporre un nuovo inizio post-catastrofe basato sulla regressione e sulla violenza istintiva. Nonostante la cruda realtà tratteggiata da Messac – frutto dell’instabilità sociale del periodo tra le due guerre – l’infanzia mantiene, almeno in parte, il suo potenziale trasformativo e utopico, stimolando tramite una storia-ammonimento delle riflessioni su nuove possibilità di esistenza e interazione con il mondo.

Il genere narrativo post-apocalittico, caratterizzato dalla rappresentazione di mondi che prendono forma dopo delle catastrofi globali di svariato tipo – dai cataclismi ambientali alle devastazioni belliche, esplorando le conseguenze di una distruzione irreversibile e su scala globale che colpisce sia lo spazio fisico che quello culturale – ha assunto negli ultimi anni una rilevanza crescente nel panorama editoriale. A fronte di una sempre maggiore instabilità sociale, di differenze sempre più marcate tra popoli, classi sociali, contesti di riferimento, e agli albori di una crisi ambientale che si fa sempre più evidente, il genere post-apocalittico estremizza le problematiche più attuali portando alla catastrofe ultima, ovvero la fine del mondo. La pervasività di questo genere nella narrativa e nella filmografia contemporanea non è quindi casuale, ma riflette le inquietudini vissute dall’umanità di fronte alle crisi e la ricerca di strumenti narrativi e formativi per elaborare paure e immaginare futuri alternativi. La letteratura post-apocalittica non si limita infatti a rappresentare la fine, ma spesso si configura come un atto di denuncia e un potente strumento di riflessione critica sui paradigmi che delineano la nostra società. Le storie che riguardano la fine – e anche il nuovo inizio – del mondo offrono un prezioso strumento di analisi e delle chiavi interpretative innovative per comprendere le sfide della contemporaneità e stimolare un cambiamento radicale.


Si sceglie qui uno specifico caso di studio, il romanzo francese Quinzinzinzili (1935) di Régis Messac, poiché la sua esplorazione della sopravvivenza in un mondo in rovina e la cruda rappresentazione del comportamento umano (e in particolare infantile) in condizioni estreme lo rendono significativo per comprendere le radici e i temi ricorrenti del genere post-apocalittico e le sue valenze formative. Pur offrendo una visione particolarmente disincantata e pessimista del futuro, l’opera invita i lettori a prendere coscienza e “farsi carico” del potenziale distruttivo dell’essere umano

Dalila-Forni-Linfanzia-tra-le-rovine-DEF

Autore

  • Dalila Forni

    Dalila Forni è Professoressa Associata di Letteratura per l’infanzia presso l’Università dell’Aquila. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze della formazione e Psicologia presso l’Università di Firenze, con una tesi sugli stereotipi di genere negli albi illustrati contemporanei. Si occupa principalmente di Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, con particolare attenzione alle narrazioni visuali contemporanee e alle rappresentazioni identitarie. Sul tema ha all’attivo diverse pubblicazioni in volumi collettanei e riviste, oltre a due monografie: Children’s Literature across Media: Film and Theatre Adaptations of Roald Dahl’s ‘Charlie and the Chocolate Factory’ (2020, vincitore del Premio Siped) e Raccontare il genere. Nuovi modelli identitari nell’albo illustrato (2022)