Prostizione-Pro(i)stituzioni-Merlin

Pro(i)stituzioni. Prospettive storiche, politiche, artistico-letterarie. Introduzione

Diverse sono le prospettive con cui i saggi raccolti nel presente numero monografico affrontano il tema della prostituzione, storica, giuridica e artistico-letteraria.

La storiografia italiana si è mostrata vivace soprattutto in relazione alla storia sociale della prostituzione, con un’enfasi sullo studio dei fenomeni della marginalità e della devianza. Lo studio sociale del fenomeno è stato particolarmente indagato in rapporto alla prostituzione come elemento interno al quadro generale del pauperismo e come punto di riferimento dell’organizzazione sanitaria, degli orientamenti morali, dei rapporti sociali e degli istituti giuridici. Sotto il profilo cronologico, a suscitare un indubbio interesse sono le nuove peculiari caratteristiche che la prostituzione assume nell’età degli Stati moderni e della società industriale. In questo perimetro temporale, infatti, le prostitute hanno una doppia contraddittoria valenza. Sono indispensabili come le cloache negli agglomerati urbani, per dare sfogo-spurgo alle pulsioni e ai bisogni sessuali non soddisfatti nel matrimonio e garantire, in tal modo, l’equilibrio dell’ordine domestico-familiare. Al contempo sono soggetti a rischio, componente essenziale delle classi pericolose, percepite, in forma quasi ossessiva, come veicolo privilegiato di contagio e diffusione delle malattie veneree e vero e proprio attentato alla sanità pubblica. Sul piano editoriale tale vivacità si è manifestata nella pubblicazione di un considerevole numero di studi di cui non è possibile rendere conto in maniera esaustiva in questa sede, data l’eterogeneità degli approcci, dei livelli analitici e delle interpretazioni proposte. Sarà sufficiente richiamare che la gran parte dei lavori – pubblicati nel ventennio 1980-2000 – hanno prevalentemente indagato i rapporti tra gli studiosi, i legislatori e i meccanismi complessi della prostituzione: l’iniziazione, il controllo sociale del fenomeno, l’organizzazione «razionale» della vita postribolare, la diffusione e il controllo delle malattie veneree. Tali studi hanno esplorato, in special modo, la politica regolamentista affermatasi quasi uniformemente in tutta Europa a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

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Pro(i)stituzioni.
Prospettive storiche, politiche, artistico-letterarie – Progetto grafico by Giovanni De Luca

 

La regolamentazione della prostituzione, per le sue strette interconnessioni con le questioni dell’ordine pubblico, della sanità e dell’igiene e della morale, è parte integrante e non irrilevante della politica dello Stato. La prostituzione nell’Ottocento è un aspetto ugualmente importante del costume, della letteratura e dell’arte.

Al riguardo, per la letteratura, basti rinviare a La fossa di Aleksandr Ivanovič Kuprin (1910) e a La casa Tellier di Guy de Maupassant (1881), degni di menzione, al di là dei pregi artistici, perché in essi si ha una fedele e puntuale rappresentazione, rispettivamente di un sordido lupanare dell’immensa provincia russa e di un elegante e rispettabile bordello francese della Normandia.

Sul versante artistico, si ricordino – tra metà Ottocento e primo Novecento – Edgard Degas, Vincent Van Gogh, Henri Toulouse Lautrec e, soprattutto, Egon Schiele. I quadri di Lautrec sui bordelli parigini, luoghi nei quali spesso lavorava, sono notissimi e risalgono all’ultimo decennio dell’Ottocento, nella fase iniziale della Belle époque. Le filles des maisons non hanno connotazioni caricaturali, come nei quadri di Degas, ma al contempo non sono mai rappresentate in atteggiamenti erotici e non hanno mai i clienti vicini. Aspettano di mettersi al lavoro con la rassegnata docilità, propria della loro classe sociale abituata a servire.

Il fenomeno sociale della prostituzione diventa, infatti, per gli aspetti di sfruttamento, emarginazione, abiezione morale e degrado che la connotavano, una indubbia cartina di tornasole per percepire e comprendere la realtà dell’oppressione della moderna società capitalistica, per le molteplici forme di coinvolgimento e corresponsabilità dello Stato con la regolamentazione.

Robert Musil, nel suo capolavoro L’uomo senza qualità (1930), ha abilmente descritto come nell’Ottocento, specie negli ultimi decenni, il bordello costituisse quasi uno specchio segreto della società borghese, tronfia e sicura di sé, convinta dell’universalità e ipostaticità dei propri valori, dei propri stili di vita, delle proprie leggi, ma anche disposta a tollerare parzialmente la loro violazione, purché compiuta nei dovuti riservati modi e nei luoghi appropriati, quali ad esempio le case di tolleranza.

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