Lo sguardo incantato di Musine Kokalari: l’antropologia come poesia di libertà

Confesso sin dall’inizio di essere nello stesso tempo grato, ammirato e confuso. Grato a Mauro Geraci, che mi ha coinvolto in questa importante giornata di studio dedicata a Musine Kokalari e alla sua opera autobiografica recentemente edita, a cura dello stesso Geraci e di Simonetta Ceglie per l’editore Viella di Roma. Iniziativa che mi ha dato occasione di rivedere luoghi, colleghi – tra i quali Marina Caffiero e Franco Altimari con cui ho avuto rapporti di cordiale collaborazione nelle rispettive sedi universitarie, la Sapienza di Roma e l’Università della Calabria –, amici, allievi tra i quali Laura Faranda, Antonello Ricci e, ancora, lo stesso Mauro Geraci, oggi, ovviamente, nella loro piena autonomia scientifica e didattica.

La mia ammirazione per questa rilevante iniziativa diventa ancora più intensa dato che ho avuto così modo di incontrare una figura di intellettuale, di scrittrice, di militante di una sinistra coerente, democratica, combattiva, non disposta a compromessi e a tatticismi quale fu Musine Kokalari.

Musine-Kokalari-Sapienza
1935. Facoltà di Lettere, opera di Gaetano Rapisardi: esterni, UNIROMA1 AS PA, Lettere

Confuso perché il libro è talmente ricco di spunti di riflessione che richiederebbe tanti piani di lettura e nei piani di lettura, passando dall’uno all’altro, darei anche l’impressione di essere eccessivamente saltabeccante ed erratico, fornendo quindi a chi mi ascolta ulteriore motivo all’idea che la senescenza comporti anche una ridotta capacità intellettuale e assenza di lucidità. Corro comunque questo rischio perché il libro e le storie in esso contenute sono così importanti da consentire diversi angoli visuali e piani interpretativi, a partire da quanto ha già rilevato acutamente la direttrice del dipartimento di Storia, culture e religioni della Sapienza, la Prof. Emanuela Prinzivalli. Questa gloriosa università, fondata nel 1935 –come notava, appunto, Prinzivalli –, ha un archivio importante in cui ognuno di noi è regolarmente schedato, docenti e studenti, nelle tappe significative del proprio operato. Simonetta Ceglie, con estrema cura e con grande attenzione archivistica, filologica e diplomatica, ha narrato la storia di questo manoscritto tra Italia e Albania.