N° 32/2020 – Comunicare la santità. Linguaggi, dinamiche e processi comunicativi legati al culto dei santi e alla rappresentazione del sacro tra XVI e XX secolo

Il numero 32/2020 dal titolo Comunicare la santità. Linguaggi, dinamiche e processi comunicativi legati al culto dei santi e alla rappresentazione del sacro tra XVI e XX secolo, ospita come nucleo principale alcuni degli interventi presentati nella IV edizione dei “Cantieri dell’agiografia” (Roma 20-23 Gennaio 2020), promossi dall’AISSCA, l’Associazione Italiana per lo Studio della Santità dei Culti e della Agiografia, di cui è Presidente Tommaso Caliò (Università Tor Vergata) che ringraziamo per l’apporto che ci ha fornito nella definizione del monografico.

Nella lunga tradizione di trasmissione e condivisione della santità e dei culti di matrice cristiana, Stefano Cavallotto, esamina la radicale cesura avviata dal primo luteranesimo volta a inaugurare una nuova concezione della santità. Una concezione più in sintonia con il Vangelo della grazia e in aperto contrasto con l’«abominio dell’Anticristo» e con le proposte agiografiche e le forme culturali promosse dalla chiesa cattolica, ritenuta priva di giustificazione biblica e pericolosa perché fuorviante e superstiziosa.

Escludendo i modelli convenzionali di devozione cattolica, Lothar Vogel mette in evidenza come in ambito riformato, tra Svizzera e Paesi Bassi, ad un approccio multimediale e “istituzionalizzato”, finalizzato alla venerazione delle immagini nelle chiese, si sostituisca l’esigenza di comunicare e riconoscere casi di santità esemplare esclusivamente attraverso fonti letterarie.

Nelle raccolte martirologiche di Jean Crespin e di John Foxe vengono individuati due esempi di tale prassi.

Da una visione teologica e erudita, si passa alla percezione e al riconoscimento della santità in ambito popolare grazie al contributo di Laura Biggi che esamina le dinamiche di affermazione dei culti legati alle Vergini miracolose in Italia nel XVI secolo. L’autrice, attraverso una serie di casi studio, evidenzia le commistioni e le connessioni tra cultura “bassa” e cultura “alta” volte alla legittimazione di un culto per cui, alla originale spinta derivata dalla devozione popolare, si sostituiva la volontà e il controllo delle istituzioni laiche ed ecclesiastiche, che, attraverso il riconoscimento della capacità miracolistica dell’icona mariana, ne permettevano l’accesso ai fedeli.

La promozione e la divulgazione delle storie dei santi e dei modelli che essi rappresentano sono veicolati da una grande varietà di generi narrativi: racconti agiografici, immagini pittoriche, raffigurazioni devozionali, canti popolari; fra questi non manca anche il ricorso al fumetto, un genere testuale particolarmente efficace in virtù del potente connubio tra testo scritto e rappresentazione visiva che lo caratterizza. Nel suo saggio Marco Papasidero analizza il fumetto agiografico dedicato a san Gerardo Maiella (1726-1755), fratello laico della congregazione del Santissimo Redentore, e indaga i linguaggi e i meccanismi di rappresentazione di questo specifico modello di santità indirizzato alla tutela della maternità cattolica.

A questo primo nucleo di saggi fa seguito un secondo focus che presenta ulteriori lavori in cui la dimensione devozionale, comunicativa e espressiva del sacro si dipana grazie a nuovi e inediti punti di vista, con l’intento di proseguire la riflessione in continuità e in armonia con le tematiche sopra descritte.

Temi quali la comunicazione e la rappresentazione del sacro vengono con acume affrontati da Sara Concilio, che, spostandosi in altra epoca e in altro contesto, pone l’accento sul rapporto e gli influssi della teologia giansenista sull’arte italiana del Settecento, attraverso lo studio degli scritti di due importanti rappresentanti, Giovanni Gaetano Bottari (1689-1775) e Scipione de’ Ricci (1741-1810), che, con diverse modalità e diversi approcci, contribuirono alla diffusione del movimento in Italia.

L’articolo Geel e Santa Dinfna, una secolare tradizione di assistenza psichiatrica (Bersani- Riboni- Prevete- Borghi), esamina la poco conosciuta connessione tra il culto di santa Dinfna e la città fiamminga di Geel in cui le famiglie locali prestano assistenza e cura alle persone affette da disturbi neuropsichiatrici. Un modello di riabilitazione e di aiuto che prese avvio nel Medioevo e che tuttora rende peculiare la cittadina, tanto da esser divenuta oggetto di indagine per gli studi storico-agiografici, antropologici e di storia della medicina – nella specifica ottica degli autori – dato che santa Dinfna, e la trasmissione del suo culto, hanno rappresentato l’origine di tale tradizione medica, nonché un elemento importante del suo mantenimento nel tempo.

Tommaso Caliò ben rappresenta il contesto storico, erudito e spirituale in cui prese vita l’opera agiografica di Ildefonso Schuster, dedicata a Placido Riccardi, Rettore della abbazia di Farfa. Un’opera questa, che non solo servì ad esaltare la figura intima e sentimentale del religioso, contribuendo alla diffusione del suo culto e all’avvio della causa di beatificazione, ma servì altresì a rilanciare la comunità benedettina della Sabina nel nuovo clima di risveglio del monachesimo del primo Novecento.

Il libro di Paolo Trianni, Per un vegetarianesimo cristiana (Edizioni Messaggero Padova, 2017), è occasione di lettura e di discussione da parte di Igor Baglioni che, partendo proprio dalla riflessione filosofico-teologica ambientalista promossa da Trianni nel suo scritto, propone nuovi stimoli di riflessione in un’ottica diacronica e comparativa.

Infine da segnalare la recensione di Carlo Bazzani al libro di Riccardo Benzoni, San Napoleone un santo per l’impero (Morcelliana, 2019): un lavoro, quello di Benzoni, volto a individuare e analizzare le ragioni storiche e politiche che portarono alla costruzione e alla introduzione del culto di Napoleone Bonaparte.

Marina Baldassari

 

Giornale-di_Storia-Comunicare-la-santità