Recensioni

Anna Cantaluppi - Walter E. Crivellin - Bruno Signorelli (a cura di), Le figlie della Compagnia, Torino, 2011

di Anna Cantaluppi
01.09.2014

Le istituzioni femminili della Compagnia di San Paolo, esistenti a Torino a partire dalla seconda metà del Cinquecento, costituiscono per la loro stessa lunga durata un caso di studio di grande interesse, e non solo in ambito locale. Nel contributo di apertura Le fonti: un percorso attraverso gli archivi dalla Casa del soccorso all'Educatorio duchessa Isabella, Anna Cantaluppi pone in relazione l'articolata struttura degli archivi delle case femminili sanpaoline con la complessa struttura organizzativa dell'antica Compagnia e del successivo Istituto di San Paolo, divenuto nel 1932 un istituto di credito di diritto pubblico. La disponibilità quantitativa e qualitativa di fonti archivistiche ordinate, in altri casi spesso non reperibili, consente di ricostruire la loro organizzazione interna, analizzarne il ruolo sociale e le relazioni con il contesto esterno. Frutto di un organico lavoro d'équipe, la pubblicazione intende ripercorrere le trasformazioni, comprendere le continuità e le fratture, come pure le strategie messe in atto dalle istituzioni per rispondere ai cambiamenti politici e culturali della società.


Le istituzioni femminili della Compagnia di San Paolo, esistenti a Torino a partire dalla seconda metà del Cinquecento, costituiscono per la loro stessa lunga durata un caso di studio di grande interesse, e non solo in ambito locale. Nel contributo di apertura Le fonti: un percorso attraverso gli archivi dalla Casa del soccorso all'Educatorio duchessa Isabella, Anna Cantaluppi pone in relazione l'articolata struttura degli archivi delle case femminili sanpaoline con la complessa struttura organizzativa dell'antica Compagnia e del successivo Istituto di San Paolo, divenuto nel 1932 un istituto di credito di diritto pubblico. La disponibilità quantitativa e qualitativa di fonti archivistiche ordinate, in altri casi spesso non reperibili, consente di ricostruire la loro organizzazione interna, analizzarne il ruolo sociale e le relazioni con il contesto esterno. Frutto di un organico lavoro d'équipe, la pubblicazione intende ripercorrere le trasformazioni, comprendere le continuità e le fratture, come pure le strategie messe in atto dalle istituzioni per rispondere ai cambiamenti politici e culturali della società.

Sandra Cavallo e Paolo Bianchini forniscono l'inquadramento storiografico e critico rispettivamente sul tema Assistenza ed educazione in età moderna e sull'istruzione femminile tra Otto e Novecento (La scuola delle mogli).

I saggi di Marcella Maritano (Le Case del soccorso, del deposito e delle forzate dalla fondazione alla rivoluzione francese) per l'età moderna e di Fabrizio Gentile e Monica Stara (L'Educatorio duchessa Isabella dalla restaurazione alla seconda guerra mondiale) per il periodo contemporaneo, fino al termine ad quem del 1942, data in cui si concluse l'attività didattica diretta, seguono un'impostazione comune, pur con le necessarie differenze. Una parte della loro analisi è dedicata alla storia istituzionale e all'inquadramento nel contesto politico e sociale, dai rapporti con altri enti caritativi e con il potere regio nell'Ancien Regime ai rivolgimenti del periodo francese, dalla legislazione sulle opere pie ai provvedimenti e alle riforme dell'istruzione nell'Ottocento e nel Novecento. Tutto questo, nel quadro di una Torino anch'essa in continua trasformazione.

Il cuore della trattazione è dedicato tuttavia a indagare chi fossero e come vivessero all'interno delle istituzioni le «figlie», le vere protagoniste dell'opera. Con scelta metodologica innovativa anche rispetto ai filoni storiografici più recenti, sono studiati contemporaneamente i diversi soggetti coinvolti e la loro influenza nell'evoluzione delle istituzioni: le assistite e i benefattori, il personale interno e gli amministratori sanpaolini, le famiglie e i fideiussori. Attraverso la ricerca archivistica si sono raccolti i percorsi biografici di oltre tremilasettecento fanciulle e donne ospitate nell'arco di quasi quattro secoli. Dall'elaborazione e dalla lettura diacronica di questi dati emergono preziose indicazioni sull'età delle «figlie» all'ingresso e all'uscita, sulla loro provenienza geografica, sulle professioni dei padri, sui tempi di permanenza nelle istituzioni, sulla modalità di assegnazione dei posti gratuiti, semigratuiti e della dote, sulla presenza di ospiti a pagamento, sui successivi percorsi di vita di molte delle assistite.

La caratterizzazione sociale delle istituzioni assume gradualmente una precisa fisionomia, identificandosi per tutto il periodo con il ceto medio prevalentemente legato al mondo delle professioni e della pubblica amministrazione, che accomuna famiglie d'origine, futuri sposi, benefattori, ufficiali sanpaolini. La collocazione nelle Case del soccorso e del deposito risulta spesso molto ambita per le famiglie e per le stesse giovani già in epoca moderna: siamo lontani dalle interpretazioni storiografiche dell'istituzionalizzazione femminile come fenomeno esclusivamente punitivo o redentivo. Di grande interesse è la ricostruzione della quotidianità nei vari periodi, resa possibile dal confronto tra i regolamenti e la prassi effettiva riscontrabile in altre fonti, compresa una raccolta di testimonianze. Orari ben precisi scandivano le attività della giornata, la preghiera, i lavori femminili, le lezioni e lo studio, i pasti, le uscite, le visite dei parenti, ma non mancavano le situazioni di tensione all'interno e i tentativi di ampliare i contatti con il mondo esterno. La gestione era affidata alla direttrice, in più di una circostanza considerata figura fin troppo autonoma dagli amministratori sanpaolini, coadiuvata da altre figure femminili, tra cui l'economa e le maestre. L'analisi del loro ruolo, unitamente a quello delle benefattrici, fornisce nuovi elementi di conoscenza alla storia di genere. La professionalità di queste figure si accresce in parallelo alla lenta trasformazione del Soccorso e del Deposito da istituto assistenziale a istituto educativo, iniziata già nel Settecento ma ufficializzata a metà Ottocento e sottolineata nella denominazione di Educatorio duchessa Isabella assunta nel 1883.

Dopo la Rivoluzione francese la società torinese cominciò ad attribuire una nuova importanza all'istruzione femminile, considerata ora dalle famiglie come una risorsa per la donna, utile anche per le possibilità di impiego, e dallo Stato come un veicolo di coesione sociale. Nel contempo maturava una nuova concezione della beneficenza, più orientata alla prevenzione e all'istruzione, e iniziava l'alfabetizzazione popolare, con una forte presenza delle bambine sui banchi di scuola e la conseguente esigenza di formare le maestre. Tutte le riforme statali del sistema scolastico vennero recepite o addirittura anticipate dalle istituzioni sanpaoline, attente a cogliere le nuove esigenze della famiglie, a partire dal regolamento sardo del 1822 fino alla riforma Gentile. A fine Ottocento l'Educatorio comprendeva la scuola elementare, il corso complementare e il corso normale (poi magistrale), entrambi pareggiati, cui si aggiunse pochi anni dopo la scuola commerciale. Il corso più caratterizzante era tuttavia quello complementare superiore, finalizzato alla formazione della buona madre di famiglia. Proprio in questo possiamo cogliere un forte elemento di continuità con il passato: sebbene l'Educatorio offrisse indubbiamente anche una formazione professionalizzante, lo scopo principale rimaneva l'educazione morale e intellettuale della ragazza «di civile condizione», futura sposa e madre.

Il saggio di Bruno Signorelli identifica nell'antico tessuto urbano torinese le sedi del Soccorso e del Deposito, via via più ampie per la presenza di un maggior numero di ospiti e ricostruisce la storia edilizia di vari edifici, molti dei quali successivamente demoliti o riplasmati. Ampio spazio è riservato al palazzo di piazza Bernini, edificato dalle Opere Pie di San Paolo con un notevole investimento economico secondo i più aggiornati criteri per l'edilizia scolastica alla fine del XIX secolo. La particolare attenzione e oculatezza prestata all'acquisto e alla vendita di lotti edilizi ed immobili portava anche ad avvalersi, per quanto possibile, dell'opera di confratelli (come Carlo Giacinto Roero di Guarene o Benedetto Brunati), di direttori (come Alessandro Antonelli) o di tecnici al servizio del San Paolo (come Giuseppe e Attilio Davicini).

Dall'antico Educatorio è sorta in anni recenti la Fondazione per la scuola. La testimonianza del suo primo presidente Lorenzo Caselli ne indica linee programmatiche, funzioni e finalità, proponendone un primo, meditato bilancio, con uno sguardo attento sul presente e sulle nuove aspettative del e verso il sistema educativo dell'Italia di inizio XXI secolo.

Il secondo volume raccoglie in forma di album un variegato apparato iconografico con ritratti, documenti e mappe, fotografie, curato da Ilaria Bibollet, Erika Salassa e Anna Cantaluppi. Quest'ultima si sofferma sulle campagne fotografiche realizzate tra la fine dell'Ottocento e gli anni trenta del Novecento nel nuovo Educatorio, anche in occasione delle grandi Esposizioni. Tra i soggetti figurano le allieve e le insegnanti, le aule scolastiche e gli ambienti interni del convitto, le facciate e i giardini del palazzo. Un linguaggio, quello delle immagini, di utile supporto quale indicatore di fasi e contesti diversi della storia dell'ente.

L'insieme dell'opera si propone pertanto di offrire svariati indicatori che aiutano a ripercorrere la storia delle Figlie della Compagnia. Si tratta di una storia articolata, ricca di richiami e intrecci multiformi e variegati, dalla quale nascono nuove domande e un quadro particolarmente mosso e talora anche più complesso di quello finora storiograficamente consolidato. Uno strumento che il gruppo di ricerca auspica si possa rivelare utile e significativo per rileggere vicende e contesti di storia sociale, o almeno di alcuni suoi settori, quali l'assistenza, l'educazione, il ruolo della donna che, ricostruiti attraverso uno sguardo di lungo periodo, si spingono fino alla contemporaneità.

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