Recensioni

Teresa Megale, Mirandolina e le sue interpreti. Attrici italiane per la "Locandiera" di Goldoni, Bulzoni, 2008

di Francesca Simoncini
05.11.2009

Mirandolina e le sue interpreti. Attrici italiane per la "Locandiera" di Goldoni, volume scritto da Teresa Megale e recentemente uscito per i tipi della casa editrice romana Bulzoni, è un libro di gradevole lettura che si segnala per la qualità delle informazioni e per l'acuto senso critico.


Mirandolina e le sue interpreti. Attrici italiane per la "Locandiera" di Goldoni, volume scritto da Teresa Megale e recentemente uscito per i tipi della casa editrice romana Bulzoni, è un libro di gradevole lettura che si segnala per la qualità delle informazioni e per l'acuto senso critico. Saggio corposo e di solido impianto storico-documentario, grazie alla sintetica limpidezza della prosa della sua autrice, riesce a coniugare ricerca critica e narrazione raccontando la lunga storia di un classico del teatro italiano e rivelandone l'interna dinamicità attraverso lo studio delle interpretazioni delle attrici che, nel tempo, hanno incarnato il personaggio della protagonista. I volti, i gesti e le voci delle diverse Mirandoline rivivono nelle pagine del libro e sostanziano, con la vivace forza scenica di una fisicità ormai perduta, un racconto della durata di più secoli che individua la genesi del "tipo" scenico della locandiera ben prima dell'avvento di Goldoni.

Alla ricerca degli antecedenti del testo, andato in scena nel 1753, l'autrice colloca infatti la diffusione della tipologia della "locandiera" tra tardo Seicento e inizi del Settecento, registrandone la presenza, a più riprese riscontrata, sulla scena di prosa e musicale, sia professionale che accademica. La traccia archetipica di un personaggio che di mestiere fa l'ostessa avvalendosi di doti seduttive per ammaliare i propri clienti è inoltre rinvenuta, procedendo ancora a ritroso, in un breve poemetto dell' Appendix Vergiliana, opportunamente segnalato e censito tra gli illustri precedenti della celebre piéce prima che la trattazione si cali ad affrontare il clima della fervida e creativa riforma goldoniana.

Qui giunti, contestualmente alla ricostruzione della particolare fase poetico-letteraria dello scrittore, viene dato giusto e ampio valore alla storia artistica e biografica della prima Mirandolina, quella Maddalena Raffi Marliani che, capace di ispirare con il suo temperamento e le sue abilità recitative il genio del drammaturgo veneziano, riuscì a scalare la gerarchia dei ruoli conquistando, da semplice servetta, una parte da protagonista modellata sulle sue caratteristiche attoriche e personali e capace di esaltarne le doti di intelligenza e di brillante presenza scenica.

Passate in rassegna le performances di altre importanti attrici settecentesche e primo ottocentesche, quali Rosa Donati, Maddalena Gallina, Rosa Romagnoli, Maddalena Pelzet, Carlotta Marchionni e Carolina Tafani Internari, emergono con la naturale potenza che si addice al talento delle vere celebrità le interpretazioni di Adelaide Ristori e Eleonora Duse. Alla "naturalezza convenzionale" della prima, solitamente dedita alla ricreazione di grandi eroine tragiche, si oppone il confidenziale, ma stilizzato e rarefatto brio, della seconda che aveva avuto modo di elaborare la parte fin dalla prima infanzia recitando al seguito delle compagnie goldoniane fondate dal padre e dagli zii. Entrambe contribuirono alla diffusione del copione goldoniano includendolo, con costanza e dedizione, nel repertorio delle loro tournées internazionali.

L'ultimo capitolo è dedicato agli allestimenti registici della piecés quando, a partire dalla celebre e rivoluzionaria messinscena viscontiana (1952) la creatività delle interpreti fu costretta a negoziare con quella dei registi. Queste ultime pagine ricostruiscono, collocandole nella temperie del momento storico a loro proprio, le "riscritture sceniche" delle Mirandoline congiuntamente elaborate da Luchino Visconti e Rina Morelli, da Franco Enriquez e Valeria Moriconi, da Mario Missiroli e Anna Maria Guarnieri, da Giancarlo Cobelli e Carla Gravina, e via procedendo fino alle ultime e più recenti messinscene.

Una nutrita appendice di illustrazioni e di materiali, tra cui si segnalano la pubblicazione del copione utilizzato da Rina Morelli e numerose note di regia, chiude un lungo itinerario storico particolarmente ricco, interessante e completo.

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